Running Point 2 è una serie TV composta da 10 episodi, disponibile dal 23 aprile su Netflix, prodotta da Mindy Kaling, Ike Barinholtz e David Stassen.

Serie Tv
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Trama

In questa seconda stagione, Isla Gordon (Kate Hudson) non è più una sorpresa: è ormai il volto pubblico e operativo dei Los Angeles Waves.

Dopo lo scandalo della stagione precedente, la squadra è tornata competitiva, ma la stabilità è solo apparente.

Isla vuole dimostrare di non essere una soluzione temporanea in attesa del ritorno del fratello Cam (Justin Theroux), che però lavora nell’ombra per riprendersi il controllo della franchigia.

Tra pressioni del consiglio, gestione del team e una vita privata sempre più complicata, Isla dovrà reinventarsi per sopravvivere ai giochi di potere familiari e aziendale

 

Recensione di Running Point 2

Un anno dopo torna Running Point, la serie TV che aveva provato a “profanare” la sacralità del mondo NBA trasformandolo in una commedia familiare fatta di litigi, strategie e relazioni sentimentali.

La prima stagione si chiudeva con una doppia sconfitta per Isla: sportiva, nella finale, e personale, solo in parte recuperata in extremis con Lev. Da qui partivano aspettative alte, soprattutto sul piano della scrittura.

Aspettative che, purtroppo, vengono solo in parte soddisfatte.

La seconda stagione  dà per consolidata la posizione di Isla Gordon alla guida dei Los Angeles Waves, nonostante il ritorno del fratello Cam. Il conflitto tra i due è chiaro fin da subito: lui vuole riprendersi la squadra, lei dimostrare di meritarsela.

Il problema è il come.

La serie costruisce questa tensione per buona parte della stagione (circa sette episodi), ma lo fa in modo prevedibile e poco incisivo, trascinando la narrazione senza veri picchi. Il climax arriva tardi e viene risolto in modo frettoloso tra l’ottavo e il nono episodio, lasciando la sensazione di un’occasione mancata.

Kate Hudson resta il punto di forza: carismatica, solida, sempre credibile. Ma la sua Isla perde quella forza da outsider che aveva reso interessante la prima stagione. Qui appare spesso più trattenuta, quasi ingabbiata in dinamiche già viste.

Dalla gestione del nuovo allenatore ai problemi strutturali dell’arena, il personaggio si muove con il freno tirato, senza mai affondare davvero il colpo.

Il vero limite, però, è nella scrittura:

Le linee narrative sono deboli, spesso abbozzate, e le sottotrame sentimentali e amicali sembrano inserite più per riempire che per aggiungere valore.

Il risultato è una stagione che perde freschezza e originalità, riproponendo lo stesso schema della prima senza evolverlo davvero. Una certa pigrizia creativa che si sente.

Dieci episodi, inoltre, sono troppi per quello che la storia ha da dire: con una durata più compatta (sei o sette episodi), il ritmo ne avrebbe giovato parecchio.

Gli ultimi tre episodi, però, rialzano il livello: finalmente arriva un po’ di energia, qualche colpo a sorpresa e quel minimo di tensione narrativa che dà allo spettatore un motivo per restare fino alla fine.

Conclusione

Running Point 2 è un mezzo passo falso rispetto alle aspettative.

Non è un disastro, ma è una stagione che gioca in difesa, senza rischiare davvero. Si salva nel finale, ma non basta a cancellare una sensazione generale di occasione sprecata.

Ora resta una domanda: la serie riuscirà a fare un vero salto di qualità nella (probabile) terza stagione?

Perché, per restare in tema, questa volta la partita si è chiusa con una sconfitta fastidiosa ed inaspettata

Punteggio complessivo

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Roberto Sapienza
Non chiedete ad un nevrotico egocentrico  di scrivere la proprio bio. Sono Roberto Sapienza, sono un diversamente  ignorante. Leggetemi e forse capiremo chi sono

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