Con Nouvelle Vague, Richard Linklater torna a dialogare con la storia del cinema europeo, rendendo omaggio a quella stagione irripetibile che, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, cambiò per sempre il linguaggio filmico. Il titolo evoca direttamente la corrente francese guidata da autori come Jean-Luc Godard e François Truffaut, cineasti che rivoluzionarono regole, ritmi e sguardi attraverso opere manifesto come À bout de souffle. Linklater, da sempre affascinato dal tempo, dalla parola e dalla libertà narrativa, costruisce un film che non è semplice rievocazione storica, ma riflessione metacinematografica sul gesto creativo. Al cinema dal 5 marzo 2026

Trama
Ambientato tra la Parigi di fine anni ’50 e un presente che dialoga con il passato, Nouvelle Vague segue un giovane regista americano in crisi creativa che si trasferisce nella capitale francese per riscoprire le radici del cinema moderno. Attraverso incontri con studenti, cinefili e archivisti, il protagonista intreccia la propria vicenda personale con quella dei grandi maestri della Nouvelle Vague. Il confine tra finzione e saggio cinematografico si fa labile: citazioni, piani-sequenza, dialoghi filosofici nei caffè parigini e improvvisi salti temporali costruiscono un racconto che è insieme viaggio interiore e dichiarazione d’amore al cinema.

Recensione
Con Nouvelle Vague, Linklater conferma la propria cifra autoriale: un cinema fatto di conversazioni, attese e stratificazioni temporali. Se in opere precedenti aveva esplorato il fluire degli anni e delle relazioni, qui concentra lo sguardo sulla memoria culturale e sull’eredità artistica. Il film funziona soprattutto quando abbandona l’intento celebrativo per diventare intimo. Le scene più riuscite sono quelle in cui il protagonista si confronta con il peso dei modelli del passato: non c’è nostalgia sterile, ma il tentativo di capire come si possa essere radicali oggi come lo furono i registi della Nouvelle Vague nel loro tempo.
Dal punto di vista stilistico, Linklater gioca con camera a mano, jump cut e dialoghi improvvisati, senza cadere nel manierismo. L’omaggio è evidente, ma non museale. Il ritmo, volutamente irregolare, può spiazzare chi cerca una trama lineare, ma rispecchia lo spirito ribelle e sperimentale del movimento evocato. Nouvelle Vague è un film che parla soprattutto agli amanti del cinema: un’opera che interroga il passato per misurare il presente. Non un semplice tributo, ma una riflessione viva su cosa significhi, ancora oggi, “fare nuova onda”.



























