Wonder Man è una serie tv – regia Destin Daniel Cretton – sceneggiatura Destin Daniel Cretton, Andrew Guest

Cast artistico :Yahya Abdul-Mateen II, Ben Kingsley, Demetrius Grosse, Ed Harris -Distribuzione Disney+ – 8 episodi -Disponibile dal 28 gennaio 2026

Serie Tv
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Trama

Simon Williams non sogna di salvare il mondo: sogna un primo piano decente e una parte che conti davvero. Attore fallito con poteri fuori scala, Simon si ritrova coinvolto nella produzione di Wonder Man, un cinecomic che porta lo stesso nome e che dovrebbe trasformarlo in una star.

Tra set tossici, industria predatoria e un’America che guarda con sospetto chi è “diverso”, la serie usa il linguaggio del Marvel Cinematic Universe per raccontare Hollywood, il fallimento e il prezzo dell’identità.

 

Recensione

In attesa che il Dottor Destino arrivi davvero a “salvare” l’universo Marvel, la domanda era inevitabile: Disney+ ha raggiunto il punto di saturazione dei supereroi?

Wonder Man risponde senza alzare la voce e senza promettere rivoluzioni: non è l’ennesimo tassello di un puzzle infinito, ma una deviazione intelligente. Una serie che guarda il genere da fuori e lo usa come specchio, non come stampo.

  1. La sceneggiatura e il meta-cinema

Il primo motivo è la scrittura. Wonder Man non è una serie su un supereroe, ma sul ruolo dell’ attore e la passione per la recitazione

Simon Williams rincorre il successo come fosse l’ultimo treno della giornata, spinto da una passione infantile nata in sala cinematografica, quando il padre lo portava al cinema.

Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: Wonder Man è il film che Simon deve interpretare. La serie diventa così un gioco meta-narrativo lucido e malinconico, che usa i superpoteri come cornice per raccontare la scalata (e le cadute) a Hollywood.

Il cinecomic si trasforma in satira industriale, spesso più feroce verso l’industria che verso i cattivi di turno.

 

  1. La coppia di protagonisti e il riscatto di Trevor Slattery

Yahya Abdul-Mateen II è perfetto nel ruolo: il suo Simon è un uomo intrappolato in un corpo troppo potente, che vorrebbe solo essere normale in un mondo che lo vede come un fenomeno da sfruttare.

Ma il vero colpo è il ritorno di Ben Kingsley nei panni di Trevor Slattery.

La Marvel compie qui un’operazione sorprendentemente intelligente: recupera il finto Mandarino (uno dei personaggi più contestati del MCU) e lo trasforma nel cuore emotivo della serie.

Kingsley gioca apertamente con il fallimento del personaggio — e forse anche con quello della Marvel stessa — creando con Simon una dinamica da buddy movie stanca, ironica e umanissima.

Il loro rapporto è il vero motore emotivo della serie.

  1. Il riflesso sociale e il “cattivo” istituzionale

Il terzo motivo è politico.

Il vero antagonista di Wonder Man non è un super-villain, ma un apparato statale: una sezione della polizia incaricata di sorvegliare, schedare e rinchiudere i “dotati”.

Il parallelo con le tensioni dell’America contemporanea è evidente (e volutamente scomodo).

Il quarto episodio, Doorman, è il punto di svolta: qui emerge la genesi di questa forza speciale e il meccanismo di controllo sociale che finisce per schiacciare Simon.

Il tradimento di Trevor — costretto a fare la spia sotto ricatto — conduce a un finale amaro, satirico e apertissimo, che rende una seconda stagione non solo possibile, ma necessaria.

Conclusione

Wonder Man non salva il MCU, ma dimostra che può ancora parlare di qualcosa.

È una serie imperfetta, a tratti irregolare, ma sorprendentemente adulta, che usa il supereroe per raccontare il lavoro, il fallimento e il controllo.

Ed è già molto più di quanto ci aspettassimo.

RASSEGNA PANORAMICA
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Roberto Sapienza
Non chiedete ad un nevrotico egocentrico  di scrivere la proprio bio. Sono Roberto Sapienza, sono un diversamente  ignorante. Leggetemi e forse capiremo chi sono
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