Debutto alla regia del trio composto da Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, Strike – Figli di un’era sbagliata è la trasposizione cinematografica della loro omonima esperienza teatrale che i tre giovani cineasti hanno portato sui palchi dei teatri OFF di Roma per ben cinque anni con un successo incredibile. In un panorama cinematografico spesso diviso tra commedia leggera e drammi autoriali, Strike si inserisce come un progetto ambizioso e ruvido. Il film affronta il disagio generazionale con uno sguardo diretto, quasi documentaristico, portando in scena una realtà fatta di periferie, sogni infranti e tensioni sociali.

Trama
Le vite di tre ventenni si incrociano al Ser.D, il Servizio per le Dipendenze Patologiche. C’è Dante, un laureando in psicologia con un padre ingombrante e un disagio interiore che frequenta il centro per ragioni formative. C’è Pietro, neodiplomato, che è stato più volte trovato in possesso di marijuana. C’è Tiziano, che dichiara una dipendenza da crack e prova sempre a convincere la dottoressa a dargli qualche farmaco. E poi c’è una serie di persone che i tre incontreranno (o rincontreranno) che a modo loro, con tutti i difetti e le imperfezioni, cambieranno loro la vita e il modo di vederla.

Recensione
Strike – Figli di un’era sbagliata colpisce soprattutto per il suo realismo. La regia sceglie uno stile essenziale, evitando artifici e privilegiando una narrazione diretta, spesso dura da digerire. Questo approccio funziona: lo spettatore viene immerso in un mondo credibile, dove ogni scelta ha conseguenze concrete. Uno dei punti di forza è la costruzione dei personaggi. Non ci sono eroi né veri antagonisti, ma individui complessi, segnati dall’ambiente in cui vivono. Questa ambiguità morale rende il racconto più autentico e coinvolgente.
In certi momenti, però, la sceneggiatura rischia di appoggiarsi a stereotipi già visti nel cinema di denuncia sociale, e il ritmo può risultare disomogeneo. Tuttavia, queste imperfezioni non compromettono l’impatto complessivo dell’opera. Strike è un film che ha il merito di raccontare una generazione spesso ignorata, dando voce a chi vive ai margini e raramente viene ascoltato. Un’opera imperfetta ma sincera, che invita a guardare oltre i pregiudizi e a interrogarsi sul significato di “essere nel posto sbagliato” — o forse, semplicemente, nel tempo sbagliato.



























