Spider Noir è una serie TV ideata da Oren Uziel, con : Nicolas Cage (Ben Relly / Spider) , Li Jun Li (Cat Hardy), Brendan Gleeson (Silvermane), Lamorne Morris (Robbie Robertson – amico reporter del giornale Beagle) – Karen Rodriguez (Janet Ruiz – amica di Ben e segretaria dell’agenzia investigativa) -Jack Huston (Flint Marko – Uomo Sabbia) -Michael Kostroff (Sindaco Morris ) – Amy Aquino (Dr Faber)- Abraham Popoola (Lonnie Lincoln / Rinoceronte) – Joe Massingill (Electro). Spider noir è composto da 8 episodi, disponibile dal 27 Maggio su Prime Video
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Trama
Un anziano e sfortunato investigatore privato nella New York degli anni ’30 è costretto a fare i conti con la sua vita passata come unico supereroe della città.

Recensione
Quando qualche mese fa vidi il primo trailer di Spider Noir su Prime Video, sono rimasto sorpreso e poi ho sbuffato. Ci mancava uno Spider Noir, non sapendo che ci fosse un fumetto dedicato. Ero altresì curioso di capire come l’universo dell’Uomo Ragno — che avevo sempre visto raccontato dalla Marvel e da Sony attraverso film d’animazione e live action, in attesa del quarto capitolo con Tom Holland — potesse trovare spazio in questa nuova declinazione targata Amazon. E soprattutto, che effetto mi avrebbe fatto vedere uno Spider-Man così diverso da quelli a cui siamo abituati: un eroe interpretato da Nicolas Cage, uomo di mezza età, appesantito, lontano dai protagonisti affascinanti come Holland.
Ebbene, recito il mea culpa: ci volevano i soldi di Bezos e le risorse di Prime Video per mettere in difficoltà la corazza Marvel, quanto meno a livello di serialità.
Già dopo il primo episodio mi dicevo: anvedi, Nicolas Cage ci sta benissimo.
Lo Spider targato Prime Video ha un’identità autoriale e stilistica studiata, cercata, inseguita per offrire qualcosa di diverso: una prospettiva inedita sull’Uomo Ragno di quartiere. La serie è rivolta a un pubblico più adulto, o se preferite boomer. Questo Spider è più vicino alle origini del fumetto: le ragnatele escono dai polsi, nessuna tecnologia sintetica. Vale la pena precisarlo: Spider Noir è qualcosa a sé, non collegato all’universo Spider-Man a colori.
Nicolas Cage sembra definitivamente uscito dalla fase autodistruttiva della sua carriera. Dopo l’Oscar vinto con Via da Las Vegas, era entrato in un tunnel di ruoli sbagliati e film discutibili, giustificabili solo in parte dalle disastrose finanze dell’attore. Con Spider Noir, Cage compie l’ultimo scalino della risalita. La sua performance è densa, istrionica, tragica quanto ironica, e tutte queste sfumature si ritrovano nel personaggio di Riley.
Aver ritrovato un Cage da Oscar, unito alla solidità della sceneggiatura e all’efficace ricostruzione della New York nel pieno della Grande Depressione, rende Spider Noir superiore a molti progetti Marvel visti in precedenza.
Il senso di colpa ha fatto sparire Spider, lasciando spazio a Riley: un investigatore indolente dal cuore spezzato, che ha abbandonato il costume perché ha perso l’amore della sua vita. Il senso di colpa è comune a qualsiasi Uomo Ragno, ma stavolta è un uomo piegato dal dolore, non più un ragazzino. Spider/Riley non cerca un percorso, bensì un armistizio con se stesso per tornare a indossare i panni di Spider.
New York è una città abbandonata, contesa tra criminali e politici corrotti, ma in speranzosa attesa del ritorno del suo eroe.
Nicolas Cage funziona, rendendo credibile e naturale anche allo spettatore quello sdoppiamento identitario. Questo Spider ribalta la celebre frase: da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Per Riley zero poteri, zero responsabilità: una giustificazione per il ritiro di Spider. Riley si definisce un sopravvissuto ai superpoteri.
Gli otto episodi risultano ben calibrati, a differenza di altri show inutilmente dilatati. Lo stesso binge watch risulta più gestibile per chi ha problemi alla prostata o alla schiena.
Lo spettatore abituato alle serie di supereroi rimarrà un po’ stupito, ma colpito dalla solidità nel raccontare il microcosmo di un investigatore privato: come raccoglie le informazioni, i pedinamenti, e solo raramente l’utilizzo dei poteri per dare una svolta all’indagine. Come ogni noir ci sono tradimenti, doppi giochi e seduzioni, e questa struttura funziona anche nella seconda parte, quando l’elemento superpotere entra in scena con un ulteriore salto qualitativo.
In un noir classico ci sono i buoni, i cattivi, la bella e quelli che vivono ai margini del duopolio. Ma in Spider Noir lo schema non è così rigido: quelli marginali sono quelli speciali, uomini ed ex soldati tornati dalla Seconda Guerra Mondiale, cambiati nel corpo e nell’anima.
Se Cage è il perno del racconto, non sono da meno gli altri componenti del cast artistico, che trasmettono come l’indole umana non cambi nonostante sofferenze e dolori, nel momento di scegliere se amare e perdonare o rimanere imprigionati dalla propria rabbia e avidità.
Ben Riley ha vissuto più vite, è caduto e si è rialzato più volte. È lo zio quasi saggio di Peter Parker. Spider Noir ha scelto — e voi?




























