Dopo cinque anni di attesa e il successo planetario di Spider-Man: No Way Home, l’Uomo Ragno torna sul grande schermo con Spider-Man: Brand New Day, quarto capitolo della saga con Tom Holland e primo tassello di una nuova fase del percorso del supereroe Marvel.

Dopo gli eventi che hanno sconvolto la vita di Peter Parker nel precedente capitolo cinematografico, la pellicola diretta da Destin Daniel Cretton abbandona in parte le spettacolari derive del multiverso per riportare il personaggio alla sua dimensione più umana, quella del giovane Peter Parker chiamato ad affrontare le conseguenze delle proprie scelte e a ricostruire la propria identità in un mondo che non ricorda più chi si nasconde dietro la maschera.

Trama

Sono trascorsi quattro anni dagli eventi di Spider-Man: No Way Home. Nessuno ricorda più che Peter Parker è Spider-Man e il giovane eroe vive ormai completamente solo, lontano dagli affetti che avevano caratterizzato la sua precedente esistenza. Mentre New York continua a essere minacciata da una nuova ondata di criminalità, Peter sceglie di dedicarsi a tempo pieno alla protezione della città, sacrificando ogni possibilità di una vita normale. Ma la solitudine ha un prezzo. Le continue battaglie e la pressione psicologica provocano in lui cambiamenti inattesi, proprio mentre una misteriosa minaccia invisibile inizia a colpire la città. Tra nuove alleanze, vecchi sentimenti mai sopiti e avversari imprevedibili, Spider-Man dovrà affrontare una sfida che mette in discussione non solo le sue capacità, ma anche la sua stessa identità.

Recensione

Con Spider-Man: Brand New Day, il Marvel Cinematic Universe compie un’operazione tanto rischiosa quanto necessaria: sottrarre l’Uomo Ragno alla vertigine del multiverso per restituirlo alla sua natura originaria, quella di un ragazzo solo in una città troppo grande. Destin Daniel Cretton sceglie la strada opposta: meno nostalgia, meno fan service, più introspezione. Il risultato è un film sorprendentemente malinconico, che utilizza il linguaggio del blockbuster per raccontare una storia di identità smarrita. La New York del film è meno fumettistica del solito: una città umida, notturna, attraversata da una tensione costante. La fotografia privilegia toni freddi e ombre profonde, richiamando a tratti certo cinema urbano contemporaneo più che l’estetica patinata dei precedenti film Marvel. Anche le sequenze d’azione, pur spettacolari, rinunciano spesso all’eccesso digitale per cercare una maggiore fisicità, soprattutto nei combattimenti ravvicinati.

La vera forza del film risiede nella scrittura del personaggio. Peter Parker non è più l’adolescente brillante e impulsivo dei capitoli precedenti, ma un giovane adulto segnato dall’assenza e dalla rinuncia. Tom Holland interpreta questa trasformazione con una misura inedita, evitando sia l’enfasi melodrammatica sia l’ironia compulsiva che spesso caratterizza il cinema Marvel. Il suo Spider-Man appare stanco, quasi consumato dal ruolo che è costretto a incarnare, e proprio in questa fragilità trova una nuova credibilità.

Il film, tuttavia, non è privo di limiti. La sceneggiatura mostra alcune esitazioni nel secondo atto, dove l’introduzione di nuovi elementi narrativi rallenta il ritmo e rischia di disperdere la tensione accumulata nella prima parte. Inoltre, il desiderio di preparare sviluppi futuri per il franchise emerge con una certa evidenza, compromettendo in parte la compattezza dell’opera.

Eppure, nonostante queste imperfezioni, Brand New Day possiede qualcosa che molti recenti cinecomic hanno smarrito: un autentico senso di conseguenza emotiva. Le azioni dei personaggi producono ferite reali, e il film concede loro il tempo di elaborarle. È un film che parla di crescita, perdita e seconde possibilità, ricordando perchè, anche dopo oltre vent’anni di adattamenti cinematografici, Peter Parker continua a essere, ancora oggi, il più umano dei supereroi.

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Federica Rizzo
Campana doc, Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione. Mi auguro sempre di fare con passione ciò che amo e di amare follemente ciò che faccio.

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