Sorry ,Baby è un film del 2025 scritto , diretto ed interpretato da Eva Victor  e con : Naomi Ackie (Lydie), Lucas Hedges (Gavin), Louis Cancelmi (Preston Decker), John Carroll Lynch (Pete).

Biglietto:
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​Trama

Agnès è una giovane accademica la cui brillante ascesa professionale è segnata da un trauma mai esplicitamente raccontato. Sorry, Baby sceglie una struttura narrativa a ritroso, articolata in tre momenti simbolici — l’anno con il mostro, l’anno con il gatto, l’anno con il bambino — per seguire il tentativo di una donna di ricostruire la propria identità e la propria capacità di stare al mondo.

Nel silenzio del dolore e nella fatica di ritrovare una normalità possibile, Agnès attraversa un percorso fatto di piccoli gesti, legami fragili ed inattese forme di cura.

 

Recensione

Dopo il successo al Sundance Festival, Sorry, Baby arriva in Europa trovando nella Quinzaine di Cannes la sua collocazione ideale. Il debutto alla regia di Eva Victor è un film amaro e delicato, che affronta le conseguenze psicologiche di una violenza senza mai cedere al vittimismo didascalico o al compiacimento emotivo.

La scelta più significativa del film è quella di non mostrare l’evento traumatico, ma di concentrarsi interamente sul “dopo”: su quel tempo sospeso in cui la vita continua per inerzia, mentre dentro tutto sembra essersi incrinato. Sorry, Baby è un film sul silenzio, sull’impossibilità di raccontare, su ciò che resta quando il dolore non trova ascolto né risposte.

Eva Victor interpreta Agnès con una misura rara. La sua recitazione è trattenuta, asciutta, priva di enfasi: Agnès non denuncia, non urla, non cerca una catarsi. Cerca solo di sopravvivere. Quando prova timidamente a chiedere aiuto nell’ambiente accademico in cui lavora, viene respinta da una freddezza formale che aggiunge ulteriore peso al trauma. A questo si somma l’invidia di una collega, che insinua che il suo successo professionale sia frutto di un “favore”, ignorando che quella carriera è in realtà il risultato di una fiducia spezzata.

Uno dei momenti più intensi del film è l’attacco d’ansia di Agnès, osservato da uno sconosciuto che tenta, con discrezione, di prendersi cura di lei. È una scena minima, quasi invisibile, ma estremamente rivelatrice: in pochi istanti il film riesce a restituire la profondità di una ferita che è insieme fisica e interiore.

La struttura a ritroso accompagna lo spettatore attraverso tre fasi emotive ben distinte:

 

L’anno con il mostro, in cui la stima iniziale per il relatore si trasforma lentamente in una relazione manipolatoria.

L’anno con il gatto, tempo del congelamento, dove l’adozione di un randagio diventa il primo gesto possibile di ritorno all’umanità.

L’anno con il bambino, un finale di grande delicatezza. Mentre l’amica Lydie — interpretata con naturalezza da Naomi Ackie — vive la maternità, Agnès tiene in braccio sua figlia. In un dialogo sussurrato, quasi una promessa (“Io comunque ci sarò”), si intravede un accenno di rinascita, mai gridato, mai risolutivo.

Sorry, Baby rifiuta consapevolmente il percorso del cinema giudiziario e il bisogno di una chiusura catartica. Preferisce restare nel territorio incerto del dopo, tra silenzi, piccoli gesti e una guarigione che non ha nulla di spettacolare.

Un esordio personale e misurato, che colpisce per onestà e sensibilità più che per compiutezza assoluta. Eva Victor firma un film fragile e necessario, che promette molto senza sentire il bisogno di dimostrarlo.

RASSEGNA PANORAMICA
complessivo
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Roberto Sapienza
Non chiedete ad un nevrotico egocentrico  di scrivere la proprio bio. Sono Roberto Sapienza, sono un diversamente  ignorante. Leggetemi e forse capiremo chi sono
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