Con Sentimental Value, Joachim Trier torna a esplorare i territori che gli sono più congeniali: le fragilità emotive, i legami familiari e il confine sottile tra vita privata e creazione artistica. A sostenere la forza del racconto è un cast di grande livello: Renate Reinsve, interprete ormai simbolo del cinema di Trier, affiancata da uno straordinario Stellan Skarsgård nel ruolo del padre-regista e dalla presenza luminosa di Elle Fanning, che porta una dimensione internazionale e contemporanea alla storia. Dopo la sua prima mondiale al Festival di Cannes 2025, dove ha ricevuto il prestigioso Grand Prix della Giuria, il film è nelle sale italiane a partire dal 22 Gennaio 2026.

Trama
Ambientato tra Oslo e il mondo del cinema, Sentimental Value racconta il ritorno di Gustav Borg (Stellan Skarsgård), un regista carismatico ma emotivamente inaffidabile, nella vita delle sue due figlie adulte, Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas), dopo la morte della madre. Una volta celebre nel suo paese, Gustav tenta di riconnettersi con le figlie e di riprendere la sua carriera proponendo a Nora – ora una promettente attrice teatrale – il ruolo principale nel progetto che dovrebbe essere il suo grande ritorno. Quando Nora rifiuta, la parte viene affidata a Rachel Kemp (Elle Fanning), una giovane star di Hollywood, scatenando nuove tensioni nel nucleo familiare.

Recensione
Sentimental Value è un film che non cerca di conquistare lo spettatore: gli si avvicina con cautela, lo osserva, poi lo invita a entrare in uno spazio intimo fatto di silenzi, ricordi incompiuti e affetti irrisolti. Joachim Trier costruisce un racconto che sembra fragile, quasi esitante, ma che in realtà possiede una forza emotiva profonda, capace di insinuarsi lentamente e restare addosso anche dopo i titoli di coda.
Al centro del film c’è la difficoltà di comunicare, soprattutto all’interno della famiglia, dove le parole spesso arrivano tardi o nel modo sbagliato. Trier evita il melodramma e sceglie una messa in scena sobria, quasi pudica, lasciando che siano i personaggi a rivelarsi poco a poco. In questo senso, Sentimental Value parla anche del cinema stesso: dell’arte come tentativo di dare forma a ciò che nella vita resta irrisolto. Le interpretazioni sono decisive nel rendere credibile questa delicatezza emotiva. Renate Reinsve offre un personaggio complesso, attraversato da rabbia e vulnerabilità, mentre Stellan Skarsgård riesce a incarnare un padre affascinante e insieme profondamente egoista, mai del tutto redento. La presenza di Elle Fanning introduce uno sguardo esterno, quasi uno specchio che riflette e amplifica le tensioni già presenti, senza mai risultare estranea al cuore del racconto.
In definitiva, Sentimental Value è un film che chiede tempo e attenzione, ma che ripaga con una riflessione sincera sul peso dei legami e sulla memoria emotiva che ci portiamo dietro. È un cinema che non offre soluzioni, ma domande, e che trova la sua verità proprio nell’imperfezione dei rapporti umani. Un’opera matura, malinconica e profondamente umana, costruita su una regia sobria ma profondamente empatica, capace di dare spazio ai silenzi tanto quanto alle parole.

























