Ritorno a Silent Hill è un film del 2026 diretto da Christophe Gans, sceneggiatura di Christophe Gans, Sandra Vo-Anh, Will Schneider, con : Jeremy Irvine (James Sunderland), Hannah Emily Anderson (Mary/Maria).
Trama :
James Sunderland, devastato dalla perdita della moglie Mary, riceve una misteriosa lettera che sembra provenire proprio da lei e che lo invita a tornare a Silent Hill. Giunto nella città, James la trova trasformata in un luogo desolato e mostruoso, popolato da creature inquietanti e sospeso tra realtà e incubo. Il suo viaggio diventa presto una discesa psicologica tra colpa, rimozione e follia, nel tentativo di ritrovare l’amore perduto e fare i conti con il proprio passato.

Recensione
Premessa doverosa: chi scrive non è un grande fan della saga videoludica di Silent Hill. Ho giocato solo marginalmente al primo capitolo. L’approccio a Ritorno a Silent Hill è quindi guidato più dallo sguardo cinematografico che dalla fedeltà al materiale originale. Un dettaglio non secondario, vista l’enorme comunità di appassionati del gioco.
Il film di Christophe Gans si muove fin da subito su coordinate oniriche e allucinate. L’esperienza è altalenante: a tratti affascinante, a tratti respingente. Silent Hill diventa uno spazio mentale, un purgatorio personale in cui la realtà è modellata dalle paure e dai sensi di colpa del protagonista. È un viaggio che ricorda, per certi versi, un Inception in chiave horror, dove la dimensione psicologica prevale sulla logica narrativa.
James Sunderland proietta nella città tutto il dolore per la perdita di Mary, morta ormai da anni. Il problema è che il film procede spesso a strappi. La sceneggiatura si disperde in sottotrame e in continui giochi di specchi tra ciò che appare e ciò che dovrebbe significare. L’introduzione della figura della psichiatra, assente nel videogioco, serve a esplicitare il gorgo mentale del protagonista. Il risultato, però, è più didascalico che davvero chiarificatore.

Jeremy Irvine, chiamato a sostenere gran parte del film, funziona solo a intermittenza. Non sempre riesce a restituire la sensazione di trovarsi davvero dentro un incubo. In alcuni momenti manca quella disperazione necessaria a rendere credibile il percorso emotivo di James. Più convincente, invece, Hannah Emily Anderson. Nel doppio ruolo di Mary e delle sue proiezioni, come Maria, riesce ad aggiungere ambiguità e spessore al mistero, risultando uno degli elementi più riusciti della pellicola.
Dal punto di vista visivo, Ritorno a Silent Hill è senza dubbio interessante. Si percepisce il lavoro del regista nel ricreare l’estetica del videogioco sul grande schermo. Rispetto al film del 2012, questo nuovo capitolo rappresenta un passo avanti. Gli appassionati della saga troveranno atmosfere familiari. Chi non conosce il gioco, invece, potrebbe faticare a orientarsi in una narrazione volutamente criptica.
Il film si lascia guardare fino ai titoli di coda, ma richiede pazienza. Più che spaventare, Ritorno a Silent Hill punta a inquietare. Un obiettivo che riesce a centrare solo in parte.


























