Titolo : Qualunque cosa significhi amore – Titolo : Guia Soncini – Data di pubblicazione : 5 maggio 2026 – Editore : Mondadori – pagine : 240 – prezzo : 19 , 50

Libri
🥶: Non consigliato (vuoi sapere di più sul funzionamento? leggi la legenda)

Trama

I matrimoni più duraturi sono quelli che non si fondano sull’amore romantico, parola di Elsa Tomei, da ventotto anni moglie di Vanni Gualandi. Affiatati, benestanti, di successo, Elsa e Vanni sono una coppia da ammirare in pubblico e detestare in privato. Lei è la produttrice del programma più amato dalle telespettatrici di Rai 3.

Lui è l’editorialista del più prestigioso giornale italiano. Insieme, gestiscono una formidabile impresa familiare, sono tra i pochi ancora in possesso di un capitale prezioso come la reputazione. Ma, a guardarli da vicino, anche i Gualandi hanno qualcosa da nascondere. Come tutti. O più di tutti? Per cominciare: ce l’hanno un amico vero, fra i questuanti riuniti stasera per celebrare il sessantesimo compleanno di Vanni? Di certo non Fanny Montestrutto, palazzinara ripulita e aspirante terza signora Gualandi. E nemmeno Zoe Strada, ex assistente di Elsa determinata a eguagliarne, forse doppiarne, la spregiudicatezza. Fra un canapè e un mini supplì, per il sollucchero degli ospiti va in scena la vergogna dei padroni di casa. Durante la festa, le loro bugie rimbalzano di smartphone in smartphone, eternamente riproducibili. Il loro amore reggerà l’urto? Qualunque cosa significhi amore.

Recensione

Guia Soncini è una giornalista sagace, un’ironica osservatrice dei costumi e dei vizi della società. Se dovessi essere sincero, tra lei e Selvaggia Lucarelli preferisco la prima, perché ha una visione, un taglio che definirei da sciura malefica: controlla e annota tutto, senza però mai scivolare nella cattiveria gratuita. Al contrario, la Lucarelli ha fatto della polemica la sua cifra identitaria. Per questo mi è venuto spontaneo dare una possibilità alla Soncini con Qualunque cosa significhi amore, che ho scoperto essere la riedizione di un libro già pubblicato nel 2014.

La parte più interessante del volume, paradossalmente, è la prefazione, in cui la Soncini cita Virginia Woolf, secondo cui i libri dovrebbero stare in piedi da soli. Andando avanti, potremmo citare il noto adagio popolare secondo cui i sacchi vuoti non possono stare in piedi da soli. Cosa significa? Che questo romanzo è, per me, un sacco vuoto: semplicemente non funziona.

Nonostante l’aggiornamento e l’aggiunta dei social network, Instagram su tutti, inseriti per riempire un vuoto che già c’era nella prima edizione, il testo manca di una vera storia e di una reale verve. È un esercizio di stile ben scritto, certo, ma che non punge. È la saga dei cliché: il circoletto milanese — o meglio, una borghesia romana ambientata a Milano — è solo una serie di luoghi comuni.

I personaggi, a partire dalla coppia protagonista Vanni ed Elsa, non lasciano il segno. Sono due persone unite dagli interessi e dal potere, che forse un tempo si sono amate, ma che oggi si limitano a completarsi: lui che nasconde le sue umili origini terrone, lei che si è dovuta distaccare dalla famiglia per costruire la sua vita. Eppure, il loro vero potere emerge solo quando scoppia il presunto scandalo della figlia, nella parte finale. Attorno a loro ruotano l’amante di Vanni, Fanny Montestrutto, e gli altri mostri di questa società: figure che non rimangono in mente, ed è questo il vero problema della storia.

Non c’è cattiveria, non c’è ritmo, è noioso. Ed è un peccato, perché mi aspettavo qualcosa di diverso. Dieci anni di riflessioni non sono bastati: ripubblicarlo avrebbe richiesto un cambiamento sostanziale, non solo l’innesto dell’elemento social o una chiusura teatrale sulla paternità della figlia che, pur sollevando leggermente il ritmo, non salva il libro dalla staticità.

Parafrasando il titolo: qualunque cosa significhi amore, sicuramente non è questo romanzo, che di “amore” — inteso come capacità di trascinare il lettore — non ha proprio nulla. Personalmente non mi ha allietato nemmeno il Ferragosto: mi ha solo molto annoiato, ahimè.

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Roberto Sapienza
Non chiedete ad un nevrotico egocentrico  di scrivere la proprio bio. Sono Roberto Sapienza, sono un diversamente  ignorante. Leggetemi e forse capiremo chi sono

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