Norimberga è un film del 2025 scritto e diretto da James Vanderbilt, con : Rami Malek, Russell Crowe, Richard E. Grant, Michael Shannon, Leo Woodall, Colin Hanks, John Slattery, Wrenn Schmidt, Lotte Verbeek, Mark O’Brien, Andreas Pietschmann, Steven Pacey, Lydia Peckham, Donald Sage Mackay, Wolfgang Cerny, Jeremy Wheeler.
Trama :
Norimberga è un avvincente dramma storico ambientato nella Germania del 1945, subito dopo la resa del Terzo Reich. Il film racconta i celebri processi di Norimberga, durante i quali le potenze alleate misero sotto accusa i massimi vertici del regime nazista, chiamati a rispondere dei crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare dell’Olocausto.
Il protagonista è il giovane psichiatra dell’esercito americano Douglas Kelley (Rami Malek), incaricato di valutare la salute mentale degli imputati per stabilire se possano affrontare un processo regolare. Il suo lavoro lo porta a confrontarsi con i più pericolosi gerarchi del secolo, tra cui spicca Hermann Göring (Russell Crowe), mente lucida del regime hitleriano.
Quello che inizia come un esame medico si trasforma in un duello psicologico fatto di domande, manipolazioni e silenzi carichi di tensione, che mette in discussione i confini della giustizia, della follia e della responsabilità morale. Sul fronte giuridico, a guidare l’accusa è il procuratore capo Robert H. Jackson (Michael Shannon), deciso a stabilire un precedente storico che renda i crimini nazisti punibili e riconosciuti per sempre

RECENSIONE
Norimberga, film di chiusura del Torino Film Festival 2025, vede James Vanderbilt confrontarsi con uno dei momenti più delicati della storia del Novecento. Lo fa scegliendo un’angolazione intima, quasi claustrofobica, che allontana il film dai classici courtroom drama per avvicinarlo ad un thriller psicologico duro e teso.
Crowe domina, Malek rincorre: il cuore del film è il duello psicologico
Il centro emotivo e narrativo del film è il confronto tra Kelley e Göring.
Rami Malek interpreta un medico ossessionato dal bisogno di capire l’origine del Male; Russell Crowe, invece, offre una delle sue performance più intense degli ultimi anni: manipolatore, brillante, assolutamente inquietante.
È su questo asse che Vanderbilt costruisce il film. E quando la storia resta dentro quel carcere, chiusa nelle stanze degli interrogatori, funziona alla perfezione. Tuttavia, questa scelta sacrifica una componente fondamentale: l’aula del processo, con il titanico lavoro legale del procuratore Jackson, spesso finisce ai margini, quasi fosse un contorno.
Un atto di giustizia imperfetta, ma rivoluzionaria
Il film affronta anche il tema della giustizia dei vincitori, una critica storicamente rivolta al Tribunale di Norimberga. Vanderbilt, però, ricorda anche l’altro lato: la creazione del diritto internazionale moderno e del concetto di responsabilità individuale nei crimini di guerra.
La scelta della città non è solo scenografia: è un monito. Proprio lì, dieci anni prima, erano state firmate le Leggi di Norimberga del 1935. Il film lo sottolinea senza retorica, rendendo il contesto ancora più potente.

I difetti: un film troppo lungo e un finale telefonato
Pur essendo necessario e coinvolgente, Norimberga soffre di due limiti evidenti:
Una durata che si sente, soprattutto nella parte centrale, dove il ritmo rallenta.
Un finale prevedibile, che perde la forza emotiva che il resto del film aveva costruito con cura.
Niente che rovini l’esperienza, ma abbastanza da togliere un po’ di potenza alla chiusura.
Un film urgente, oggi più che mai
Nonostante le imperfezioni, Norimberga rimane un film fondamentale. La sua forza non sta solo nella ricostruzione storica, ma nella capacità di mettere lo spettatore di fronte alla domanda più difficile: chi ha il diritto di giudicare?
E soprattutto: cosa succede se smettiamo di farlo?
Il film ci ricorda che la giustizia internazionale non è nata da un atto di calma riflessione, ma da una lotta ferocissima per dare un nome e un volto ai crimini più indicibili.
CONCLUSIONI
Norimberga è un film solido, teso e ricco di spunti morali.
Vale la visione per il duello psicologico tra Malek e un Crowe gigantesco, e per il modo in cui rimette al centro una pagina di Storia imprescindibile.
Pecca nella durata e in un finale troppo anticipabile, ma resta un’opera necessaria, soprattutto in un presente che sembra dimenticare facilmente ciò che i processi di Norimberga cercarono di insegnare.























