Motorvalley è la nuova serie Netflix diretta da Matteo Rovere, Pippo Mezzapesa e Lidia Patitucci, con sceneggiatura firmata da Francesca Manieri. La serie è composta da 6 episodi. Motorvalley è disponibile dal 10 Febbraio su Netflix
Cast:
Luca Argentero: Arturo Benini
Giulia Michelini: Elena Dionisi
Caterina Forza: Blu Venturi
Giovanna Mezzogiorno: Arianna
Andrea Montovoli: Filippo
Trama
Elena Dionisi ha il motore nel sangue. Figlia del patron dell’omonima scuderia, è sempre stata “la perla più preziosa e pazza” di papà. Ma alla morte del padre si ritrova fuori dai giochi, estromessa dal fratello che ha deciso di cambiare tutto.
La sua reazione? Fondare una scuderia tutta sua, la SC1, e vincere il Campionato Italiano Gran Turismo per riprendersi ciò che le spetta. Il problema è che Elena non gioca secondo le regole. Per realizzare il suo folle piano recluta Blu, diciotto anni appena compiuti e già “un avanzo di galera”. Una ragazza con una vita storta, cresciuta senza padre e con una passione quasi autodistruttiva per la velocità. Non ha mai corso su un circuito vero, ma al volante è pura adrenalina.
Ad allenarla c’è Arturo Benini, l’uomo che avrebbe potuto essere una leggenda. Ex pilota ritiratosi dopo un tragico incidente, ora insegna guida ai ragazzini sui go-kart. Ha smesso di sognare, finché Elena non gli riaccende quella scintilla. Tre sconfitti, uniti per necessità. Un team fatto di cuore e istinto, poca testa e molto orgoglio. L’obiettivo è vincere una delle competizioni automobilistiche più spettacolari d’Italia, dove le corse non sono solo una passione, ma una ragione di vita. O di morte.

Recensione
Nel 2016 Veloce come il vento fu un piccolo terremoto per il cinema italiano: un film sporco, potente, che rilanciò Stefano Accorsi e rivelò il talento di Matilde De Angelis. Dieci anni dopo, Matteo Rovere torna in pista — stavolta da produttore — con Motorvalley su Netflix.
Il problema? Dal fango e dall’anima di quel film si passa a uno stile decisamente più patinato. Negli ultimi 3 episodi la serie strizza l’occhio più alla saga di Fast & Furious, sacrificando profondità e conflitto interiore sull’altare dell’intrattenimento globale. Il paragone è inevitabile e, a tratti, il risultato sembra una versione più levigata e meno viscerale di quell’esperimento del 2016.
Eppure, nonostante qualche sbandata di sceneggiatura, ci sono tre motivi per darle una possibilità.

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La forza delle figure femminili: Elena e Blu
Se il comparto maschile convince a metà — con un Luca Argentero che sembra un “Doc” trapiantato in Emilia, accento incluso — sono le donne a reggere davvero la pista.
Giulia Michelini costruisce un’Elena Dionisi solida, determinata, ferita ma mai vittima. Il suo arco narrativo — figlia in cerca di riscatto dopo aver deluso il padre — è il più coerente della serie.
Caterina Forza, nei panni di Blu, non ha forse il carisma selvaggio della De Angelis di dieci anni fa e la scrittura del personaggio è a tratti confusa, ma in pista funziona. Quando guida, è credibile. E questo, in una serie sulle corse, non è un dettaglio.
Sono loro due a dare ritmo e nervo alla narrazione.
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Le riprese delle corse: qui sei dentro l’abitacolo
Tecnicamente, la serie è potente.
La regia di Mezzapesa e Patitucci, sotto la supervisione di Rovere, conserva l’energia visiva che aveva reso memorabile Veloce come il vento.
Le sequenze in pista sono il vero punto di forza: la macchina da presa non osserva, ma corre. Vibra. Entra nell’abitacolo. Fa sentire il rumore, il rischio, l’ossessione per la velocità.
Se cercate adrenalina pura, Motorvalley la offre senza risparmio.
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Un esperimento di genere necessario
Con tutti i suoi difetti, Motorvalley è un tentativo importante per il nostro panorama seriale. È un prodotto che prova a parlare una lingua internazionale, applicando una “misura americana” alla via Emilia.
Sì, la sceneggiatura traballa.
Sì, a volte l’estetica prende il sopravvento sull’anima.
Ma è un’operazione che serve: dimostra che anche in Italia si può tentare la strada del racing drama seriale su larga scala.
Ma alla fine, tra una curva e una rivalità, la serie riesce comunque a tenere incollati allo schermo gli amanti del genere.
Non sarà un nuovo Veloce come il vento.
Ma è una corsa che vale almeno un giro di pista.


























