Titolo : L’Incartatrice di Arance – Autrice : Barbara Bellomo – Data di pubblicazione : 31 Marzo 2026 -Editore : Garzanti – pagine : 283 – prezzo : 18,00

Libri
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Trama

Catania, 1906. Tra i colori e i rumori della Pescheria, Rosetta ha sedici anni e lavora senza sosta per aiutare la famiglia. I suoi sogni sembrano destinati a restare chiusi in un cassetto, almeno finché non incontra Michele, giovane contadino che le parla di una nuova varietà di arance capace di conservarsi più a lungo grazie alla carta oleata.

L’incontro con Concetta Campione, imprenditrice alla guida di una tipografia tutta al femminile, cambia però il suo destino. Rosetta intuisce il potenziale delle immagini stampate su velina per valorizzare gli agrumi e sogna di trasformare quell’idea in un’opportunità concreta.

Ma la vita la mette alla prova: una notte drammatica costringe il padre a fuggire negli Stati Uniti e lei a rinunciare all’amore per proteggere chi ama. Rimasta sola, Rosetta decide di non arrendersi e di costruire il proprio futuro, anche a costo di custodire un segreto sulle sue origini.

Un romanzo che intreccia storia e finzione, raccontando la nascita di una tradizione legata all’arancia Tarocco e il percorso di crescita di una giovane donna nella Sicilia di inizio Novecento.

Recensione

Ci sono libri che scegli per curiosità e altri che senti tuoi ancora prima di aprirli. L’incartatrice di arance rientra decisamente nella seconda categoria.

Due i motivi che mi hanno spinto alla lettura dell’ultimo romanzo di Barbara Bellomo. Il primo è una stima ormai consolidata: negli anni l’autrice ha dimostrato una versatilità rara, capace di rendere viva la storia senza mai appesantirla. Il secondo è personale: da catanese e da produttore di arance, non potevo ignorare un romanzo che affonda le radici nella mia terra.

 

Quando la storia incontra l’economia reale

Uno degli aspetti più riusciti del libro è la ricostruzione della filiera agrumicola. Bellomo non si limita a raccontare una storia, ma entra nel dettaglio di un sistema produttivo che ha segnato un’epoca.

Dall’introduzione dei primi imballaggi al trasporto ferroviario, fino a una curiosità che farà sorridere chi conosce il settore: l’unità di misura delle arance era (ed è) il “vagone”. Un dettaglio che restituisce autenticità e radicamento.

Interessante anche la ricostruzione della nascita dell’arancia Tarocco, tra intuizioni commerciali e suggestioni culturali legate ai tarocchi siciliani. Qui il romanzo trova una delle sue intuizioni più affascinanti: trasformare un prodotto agricolo in racconto identitario.

Un romanzo di donne (senza retorica)

Se però c’è un cuore pulsante nel libro, è quello femminile.

Rosetta e Concetta Campione sono due facce della stessa lotta: quella per affermarsi in una società patriarcale. Accanto a loro si muovono figure come Comare Pina, simbolo di ribellione concreta, ed Elisa Villardita, prigioniera di una nobiltà ormai in declino.

Bellomo costruisce un microcosmo credibile, mai idealizzato, dove le donne non sono eroine perfette ma persone che sbagliano, resistono e, soprattutto, scelgono.

Catania come protagonista silenziosa

Sul fondo, ma neanche troppo, c’è Catania. Una città viva, contraddittoria, sospesa tra tradizione e cambiamento.

Dalla Pescheria ai palazzi della borghesia emergente, il romanzo racconta un passaggio storico preciso: la fine delle vecchie gerarchie e la nascita di un nuovo modello economico e sociale. Ed è proprio qui che il libro trova la sua forza visiva.

Un finale che corre troppo

Se devo trovare un limite, lo trovo nel finale.

Dopo una costruzione narrativa ricca e stratificata, la chiusura appare un po’ accelerata. Le linee narrative, tante e ben sviluppate, sembrano convergere troppo rapidamente, lasciando la sensazione che alcune dinamiche meritassero più respiro.

Non è un difetto che compromette la lettura, ma si percepisce.

Conclusione

L’incartatrice di arance è, in fondo, una carta d’identità narrativa di Catania.

Un romanzo che profuma di agrumi, di lavoro e di riscatto. Una storia che parla di identità, di radici e di futuro, capace di coinvolgere sia chi conosce questo mondo sia chi lo scopre per la prima volta.

Barbara Bellomo firma un libro caldo, accessibile e pieno di vita. Anche con un finale un po’ frettoloso, resta una lettura consigliata.

E sì, alla fine viene voglia di mangiarsi una buona arancia  Tarocco. Magari giocando a carte.

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Punteggio complessivo
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Roberto Sapienza
Non chiedete ad un nevrotico egocentrico  di scrivere la proprio bio. Sono Roberto Sapienza, sono un diversamente  ignorante. Leggetemi e forse capiremo chi sono

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