Titolo : Le Rose Bianche – Autori : Giuseppe Marchetti e Giancarlo Buzzi – Editore : Youcanprint – Data di pubblicazione : Gennaio 2026 – prezzo : 19 euro
Trama :
Persone povere e oneste, intrecciano la loro storia sulle strade della loro vita, tra gli orrori della grande guerra, la voglia travolgente di resistere a tutti i costi, la gioia di nuove vite nate da amori sinceri, ma impossibili ed il riscatto finale: traguardo sudato giorno dopo giorno, al passo di un’Italia che, uscita devastata dalla guerra, raggiungeva un posto tra i grandi del mondo.
Recensione:
Le rose bianche, quando la Storia passa attraverso una promessa
Ci sono romanzi che nascono da lunghe gestazioni solitarie e altri che prendono forma da un incontro. Le rose bianche appartengono decisamente alla seconda categoria: un libro scritto a quattro mani da Giuseppe Marchetti e Giancarlo Buzzi, nato sui social network e cresciuto fino a diventare un racconto ampio, stratificato, capace di attraversare quasi un secolo di storia italiana.

Da lettore che ha seguito tutti i romanzi precedenti di Buzzi — caro amico, infaticabile autore e direttore di festival — è impossibile non riconoscere, pagina dopo pagina, la solidità della sua scrittura e la sua capacità di tenere insieme racconto privato e sguardo collettivo. Qui, però, il lavoro a due voci aggiunge qualcosa in più: Le rose bianche unisce i talenti di entrambi gli autori, fondendo l’impianto narrativo di Marchetti, pensato originariamente per il cinema, con la sensibilità letteraria di Buzzi.

Dal neorealismo al cuore della Storia
La vicenda si apre nella Napoli più povera e ferita dalla guerra. Antonio Capuano, rimasto vedovo, fugge con le figlie Maria e Mafalda nella speranza di salvarsi dal conflitto. Ma il destino li conduce a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, proprio durante i bombardamenti che segneranno per sempre la città e le loro vite.
Maria, la sorella più fragile e sognatrice, muore di parto dopo una breve storia d’amore con il soldato americano John. Prima di morire, però, chiede a Mafalda una promessa che diventa il vero motore del romanzo.
Mafalda, la forza di chi resta
Il personaggio di Mafalda è il cuore pulsante del libro. Una donna che sceglie il silenzio, la rinuncia, la responsabilità. Per mantenere la promessa fatta alla sorella, sacrifica la possibilità di una vita propria, cresce il nipote Antonio come fosse suo figlio e custodisce un segreto che attraversa decenni.
Intorno a lei scorre l’Italia che cambia: la ricostruzione, il boom economico, gli anni Ottanta. Mafalda resta ferma nel suo negozio di fiori, punto di equilibrio di un’esistenza nata dalle macerie, incarnazione di una dignità e poi ricchezza mai ostentata.
Una scrittura che si guarda
Uno dei punti di forza de Le rose bianche è la sua scrittura estremamente visiva. La prosa di Buzzi — sostenuta e valorizzata dall’impianto narrativo di Marchetti — è semplice, asciutta, cinematografica. Le scene sembrano già pronte per essere messe in scena: non si leggono soltanto, si vedono.
È una scrittura che non cerca l’effetto, ma la chiarezza emotiva. E proprio per questo colpisce.
Un finale di valore etico
Il romanzo si chiude con Antonio ormai adulto, diventato un affermato professore, pronto ad affrontare il viaggio più delicato: quello verso l’America, per incontrare il padre biologico. Un finale sobrio, potente, che restituisce senso a ogni sacrificio e chiude il cerchio narrativo con grande coerenza morale.
Le rose bianche restano lì, come simbolo di purezza, amore non dichiarato e nobiltà d’animo. Un fiore che non fa rumore, ma resiste. Proprio come Mafalda. Proprio come questo libro.
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