6Le cose non dette è un film del 2026 diretto da Gabriele Muccino , sceneggiatura: Gabriele Muccino e Delia Ephron
Cast Artistico: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini, Beatrice Savignani, Margherita Pantaleo.
Trama
Due coppie di amici partono per una vacanza a Tangeri, in Marocco.
Carlo ed Elisa sono sposati da vent’anni e non hanno figli; Paolo e Anna, invece, stanno attraversando una crisi profonda e viaggiano insieme alla figlia dodicenne Vittoria.
Quella che sembra una parentesi di relax si trasforma rapidamente in un campo minato emotivo: tradimenti, segreti e frustrazioni mai affrontate emergono sotto il sole africano, spingendo i protagonisti verso un punto di rottura irreversibile. Dopo Tangeri, nulla sarà più come prima.

Recensione
Con Le cose non dette, Gabriele Muccino torna a battere un territorio che conosce fin troppo bene: le crisi sentimentali, l’incapacità di comunicare e le nevrosi di una generazione ormai stabilmente over 40. Tangeri diventa il suo consueto laboratorio emotivo, un luogo lontano da casa dove i silenzi esplodono e le maschere cadono nel giro di pochi giorni.
Il film si muove inizialmente con un ritmo lento, quasi soffocante. Una scelta precisa, che restituisce l’oppressione di relazioni costruite su frasi non pronunciate e compromessi mai risolti. È una calma apparente, funzionale a preparare lo spettatore alla brusca accelerazione dell’ultima parte.
Sul fronte attoriale, colpisce il ritorno della coppia Stefano Accorsi – Miriam Leone, già vista insieme in Amata di Elisa Amoruso. Accorsi sembra ripescare una versione adulta del suo personaggio de L’ultimo bacio: professore irrisolto, diviso tra una moglie e una giovanissima amante, chiamata non a caso Blu.
La vera sorpresa, però, è Miriam Leone, per la prima volta nei panni della moglie tradita. Una prova intensa e misurata, che aggiunge una nuova sfumatura alla sua carriera. Solidi anche Claudio Santamaria e Carolina Crescentini, credibili nel raccontare una coppia logorata da anni di incomprensioni.

Il vero baricentro emotivo del film è però Margherita Pantaleo, nel ruolo della dodicenne Vittoria. È il suo personaggio a rompere gli argini di una storia che rischiava di muoversi su binari già visti. La sua evoluzione e la sua cotta per il personaggio di Accorsi spostano il film verso territori più oscuri, trasformando il classico dramma borghese in un racconto dai contorni quasi tragici.
Muccino sembra dirci che, senza uno shock violento, senza una tragedia, certi equilibri ipocriti non si spezzano mai. Il finale – duro, spiazzante – diventa così l’unico modo possibile per scoperchiare il vaso di Pandora e segnare un netto prima e dopo Tangeri.
Nonostante alcune ripetizioni stilistiche tipiche del suo cinema, Le cose non dette trova proprio in questo epilogo il suo senso più profondo, lasciando allo spettatore il peso di tutto ciò che, fino a quel momento, era rimasto inespresso.



























