Titolo : L’Alba dei Leoni – La Sagra dei Florio – Autrice Stefania Auci – Casa Editrice : Nord – data pubblicazione : 13 gennaio 2026 – pagine: 458 – prezzo : 20,90
Trama:
Bagnara Calabra è un pugno di terra stretto tra mare e montagna. È un luogo duro, chiuso, dove tutto si conquista con fatica. Qui vive la famiglia Florio. Vincenzo, il patriarca, è un uomo inflessibile, forgiato dal lavoro e dall’orgoglio. Sua moglie Rosa è il cuore silenzioso della casa, madre di molti figli, alcuni sopravvissuti, altri perduti troppo presto.
La vita dei Florio è fatta di sacrifici, regole rigide e rispetto del nome. Ma l’equilibrio si spezza: prima la fuga di un figlio ribelle, poi la violenza della natura che distrugge case e speranze, infine il bisogno di ricominciare altrove.
Nel 1799 Paolo e Ignazio Florio arrivano a Palermo. Non sanno ancora cosa diventeranno, ma sanno da dove vengono. E questo segnerà il loro destino.
È l’inizio di una storia più grande. È l’alba dei Leoni di Sicilia.

Recensione
Dopo la deludente trasposizione televisiva de I Leoni di Sicilia su Disney+, pensavo che la saga dei Florio fosse un capitolo chiuso per Stefania Auci. Invece, come racconta l’autrice nei ringraziamenti finali, proprio durante l’esperienza sul set è nata l’idea di questo prequel, con l’obiettivo di chiudere il cerchio narrativo.
Una scelta che si è rivelata vincente.
Personalmente considero L’Alba dei Leoni il miglior romanzo della saga (I Leoni di Sicilia e l’Inverno dei Leoni). Qui Auci riesce a fare qualcosa di più: torna all’origine, scava nelle radici, costruisce le fondamenta emotive e morali di quella famiglia che diventerà simbolo di ambizione e riscatto.
La ricostruzione della Bagnara Calabra del 1772 è dettagliata ma mai pesante. Si respira la povertà, la durezza delle regole patriarcali, il peso delle tradizioni. Vincenzo Florio è un padre severo, incapace di comprendere fino in fondo il desiderio di autonomia dei figli. Il conflitto generazionale è il vero cuore del romanzo: da una parte l’uomo legato alla terra e al controllo, dall’altra i figli che vogliono scegliere il proprio destino.
Il rapimento di Francesco segna uno spartiacque. È un evento drammatico che cambia gli equilibri familiari e apre la strada alla rottura definitiva. Da quel momento, il distacco non è solo geografico ma emotivo: è la fine di un modello e l’inizio di un altro.

Auci racconta anche una società profondamente patriarcale, in cui il matrimonio è spesso un contratto e la donna ha margini di libertà minimi. Eppure, proprio le figure femminili dimostrano una forza silenziosa e determinata. Non gridano, ma resistono. E spesso tengono insieme ciò che gli uomini rischiano di spezzare.
Il romanzo attraversa 27 anni di storia, tra brigantaggio, povertà, terremoti e lutti. Eventi tragici che mettono alla prova la famiglia e ne forgiano il carattere. Il passaggio da Vincenzo ai figli rappresenta il cambio di visione: dalla difesa ostinata del poco che si ha all’ambizione di costruire qualcosa di più grande.
Lo stile di Stefania Auci è semplice, diretto, scorrevole. Non indulge in virtuosismi inutili e mantiene sempre alta la tensione narrativa. La struttura è solida, con cambi di ritmo ben dosati e momenti emotivi che arrivano quando devono arrivare.
Il tema centrale resta il nome. L’onore, la reputazione, il senso di appartenenza. I Florio sono il loro nome anche nella povertà più assoluta. È quello il motore che li spinge a non arrendersi.
Conclusione
L’Alba dei Leoni è una lettura consigliata sia ai fan della saga sia a chi si avvicina per la prima volta alla storia dei Florio. È un romanzo che si legge con facilità ma lascia il segno, perché parla di famiglia, orgoglio, ambizione e sacrificio.
E, soprattutto, racconta che ogni grande dinastia nasce da una ferita.
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