La sposa ! è un film del 2026 scritto e diretto da Maggie Gyllenhaal, con Jessie Buckley, Christian Bale, Jake Gyllenhaal, Peter Sarsgaard, Annette Bening e Penélope Cruz.
Trama
Chicago, 1936.
Frankenstein vaga da oltre un secolo in preda a una divorante solitudine. La sua unica speranza è Euphronious, una visionaria scienziata a cui chiede di “creargli” una sposa.
Toccata dalla sua disperazione, la dottoressa riesuma il cadavere di una giovane donna assassinata da un clan mafioso. Il risveglio sarà traumatico per Ida, che ha perso ogni memoria di sé, ma eccitante per Frank, che sogna un partner.
Partner per la danza, per la vita e per una nuova avventura criminale che li porterà da Chicago a New York, passando attraverso l’immaginario dei film e dei musical che Frank ama.

Recensione
Forse ho un problema con il mito di Frankenstein e tutto ciò che gli ruota attorno.
Forse dovrei semplicemente rileggere il romanzo di Mary Shelley.
È chiaro però che, dal Frankenstein di Guillermo del Toro visto alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia a La Sposa di Maggie Gyllenhaal, la maggioranza della critica sembra andare in una direzione… mentre io mi trovo dall’altra parte.
In entrambi i casi, uscendo dalla sala, mi sono posto la stessa domanda: perché stravolgere qualcosa che nel tempo è diventato chiaro, definito e iconico?
Perché due registi di talento hanno voluto dimostrare che la propria creatività e il proprio talento di scrittura potessero giustificare qualsiasi deviazione dal mito originale?
Probabilmente il limite è di chi scrive, ma non riesco a unirmi al coro della critica che in queste ore descrive La Sposa! come un film bello anche se imperfetto, ambizioso e potente, nonostante alcuni passaggi di scrittura traballanti.
La critica sta inoltre lodando molto le interpretazioni dei protagonisti, in particolare Jessie Buckley, che dopo Hamnet sta finalmente vivendo un successo tanto tardivo quanto meritato.
Su questo concordo: le due performance principali sono solide e coinvolgenti.
Tuttavia sarebbe più corretto sottolineare come dietro di loro si nasconda una sceneggiatura piuttosto esile ed a tratti confusionaria.
A questo punto sorge una domanda semplice: che cos’è davvero La Sposa!?
Come definirla? In quale genere collocarla?
Un horror?
Un film proto-femminista?
Una storia d’amore oltre la morte?
Alcuni hanno persino paragonato La Sposa a una versione pop e mostruosa di Bonnie e Clyde. Un paragone che da una parte può funzionare, ma dall’altra stride con lo sviluppo della storia.

Dunque: che cos’è La Sposa per me?
Sicuramente è un ambizioso e sofisticato esercizio di stile da parte della regista, che sembra voler dimostrare come una donna possa competere – e persino superare – i colleghi uomini anche in un genere storicamente dominato da loro.
Se dovessi assegnare una vittoria ai punti, probabilmente La Sposa di Maggie Gyllenhaal risulta più incisiva e coinvolgente della recente rilettura del mito di Frankenstein firmata da Del Toro.
Resta però il problema di fondo: come catalogarla davvero?
Proviamo con una frase, anche a rischio di essere politicamente scorretti.
Anche i mostri hanno diritto all’amore e alla compagnia.
Oppure, con un’ironia più cinica e disarmante:
Una donna può aspirare alla propria autodeterminazione solo vivendo più vite.
La Sposa! è una visione impegnativa nella misura in cui ogni spettatore potrà trovare una propria chiave di lettura.
Esiste ancora un confine tra la vita e la morte?
La scienza dovrebbe porsi dei limiti?
Gli uomini sono davvero destinati a subire la giusta ira e vendetta delle donne?
In mezzo a queste domande, Jessie Buckley sta vivendo un momento di grazia attoriale: ogni suo personaggio diventa unico, potente, lacerante, memorabile.
Al suo fianco Christian Bale trova un equilibrio scenico credibile e incisivo.
Meritano una citazione anche Annette Bening e Penélope Cruz, che incarnano altre due figure femminili importanti nell’universo narrativo costruito dalla regista: donne coraggiose, libere e perfino geniali nei rispettivi campi.
E allora perché La Sposa! non mi ha convinto del tutto?
Semplicemente perché non ha una direzione davvero chiara.
Alla fine il film si appiattisce su una lettura rivoluzionaria e polemica nei confronti del mondo maschile, molto lontana sia dal romanzo di Mary Shelley sia dal film cult del 1935.
Lo spettatore rischia di restare imbrigliato nei continui rimandi, omaggi e citazioni disseminati dalla regista, perdendo il filo di un racconto che paga il prezzo di voler essere troppe cose insieme.
In conclusione, La Sposa! è un film debordante — e non necessariamente in senso negativo — che forse meriterebbe una seconda visione per essere compreso fino in fondo.
Ma allo spettatore comune potrebbe sembrare un compito davvero mostruoso da compiere in questa unica vita


























