Presentato come film d’apertura della Mostra del Cinema di Venezia 2025, La Grazia segna il ritorno in grande stile di Paolo Sorrentino, che ispirato da un caso reale – il presidente Mattarella concesse la grazia a un uomo che aveva ucciso la moglie malata di Alzheimer – costruisce un personaggio composito, interpretato da che incarna il dubbio come scelta morale profonda. La pellicola segna la settima collaborazione tra Sorrentino e Toni Servillo, protagonista principale. Al cinema dal 15 gennaio 2026.

Trama
La Grazia racconta gli ultimi giorni di mandato di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica italiana. Uomo rigoroso e solitario, segnato dalla morte della moglie, De Santis si trova ad affrontare decisioni decisive per il Paese, tra cui richieste di grazia e scelte etiche che mettono in crisi la sua fede e la sua coscienza. Nel confronto con la figlia e con il proprio passato, il Presidente intraprende un percorso interiore fatto di dubbi, dolore e ricerca di senso, interrogandosi sul significato del potere, della responsabilità e della misericordia.

Recensione
Pur mantenendo la sua cifra visiva, Paolo Sorrentino mette da parte i barocchismi visivi che lo hanno reso celebre per inseguire qualcosa di più intimo e universale: la fragilità del potere. Un potere silenzioso, consumato dalle notti insonni. La grazia è un film sul dubbio, e sul coraggio che serve a non mascherarlo con false certezze. Il cuore della storia si muove tra le stanze sobrie del Quirinale e i silenzi domestici di un padre che, nell’ascoltare la propria figlia (Anna Ferzetti), comprende che le decisioni non sono mai soltanto istituzionali, ma anche intime, private, umanissime.
Toni Servillo offre un’interpretazione misurata e profonda: il suo Presidente della Repubblica non è un uomo forte, ma un uomo stanco, attraversato dal dubbio e dal dolore. La perdita della moglie e la fine imminente del mandato diventano il punto di partenza per una riflessione più ampia sul senso delle scelte, sulla responsabilità morale e sul confine sottile tra giustizia e compassione.
A sorprendere è sicuramente il tono: un Sorrentino meno esteta e più filosofo, che non rinuncia a lampi di ironia surreale (un papa di colore in scooter, un improbabile rap imparato con curiosità senile, una critica d’arte dalla lingua stupendamente tagliente), ma li dosa con la misura di chi sa che il sorriso è necessario solo per respirare meglio nel mezzo della tragedia. La Grazia è un film denso e misurato, che ci lascia nel dubbio e che segna un nuovo livello nella poetica del regista, rendendo onore a un cinema che sa interrogare e affascinare.


























