Keeper -L’Eletta è un film del 2025 diretto da Osgood “Oz” Perkins, sceneggiatura di Nick Lepard, con : Tatiana Maslany, Rossif Sutherland, Tess Degenstein.

Biglietto:
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Trama

Liz e Malcolm trascorrono un weekend in una baita isolata nel cuore di una foresta. Quello che dovrebbe essere un momento di intimità si trasforma lentamente in un incubo, tra presenze inquietanti e un oscuro legame con ciò che li circonda.

Recensione :

L’attesa (alta) e la delusione (ancora più alta)

Ero davvero curioso di vedere il nuovo film di Oz Perkins, soprattutto dopo aver apprezzato in tempi recenti Longlegs e The Monkey. Due titoli che avevano acceso l’entusiasmo della critica e alimentato aspettative importanti.

Diciamolo senza troppi giri di parole: Keeper è molto fumo e pochissimo arrosto.

 

Un’ora di vuoto narrativo

Il presupposto è classico: una coppia si rifugia in una baita per un fine settimana che, inevitabilmente, deraglierà verso l’horror. Fin qui, nulla di nuovo. Il problema è che per oltre un’ora di film non si comprende davvero quale sia l’obiettivo narrativo.

La regia è formalmente curata: bella fotografia, inquadrature studiate, ritmo lento ma controllato. Eppure la sensazione è quella di girare a vuoto. Lo spettatore continua a chiedersi: dove vuole portarci Perkins? Qual è il cuore della storia?

Il film si muove lentamente, forse troppo. E la tensione promessa non arriva.

L’incubo nell’open space

Perkins si concentra ossessivamente sulla struttura della baita, trasformandola in un open space inquietante e indefinito. Non si capisce dove inizi e dove finisca la casa, né cosa nasconda realmente.

L’idea visiva è interessante, ma resta un esercizio stilistico. Per oltre un’ora, Keeper sembra più un noir rarefatto o un thriller minimalista che un vero horror. Manca il morso. Manca l’urgenza.

Il risveglio finale (troppo tardi)

Solo nel finale il film sembra ricordarsi di appartenere al genere horror. Emergono allucinazioni, presenze demoniache, fantasmi. Si chiarisce il ruolo di Malcolm e il senso delle figure femminili intraviste all’inizio: vittime sacrificali di un meccanismo oscuro.

In una lettura più contemporanea, Malcolm incarna il maschio predatore che, dietro una facciata rassicurante, sfrutta e consuma la donna. Un sottotesto interessante, che però arriva tardi. Troppo tardi.

Il significato del titolo (L’Eletta in italiano) si comprende solo negli ultimi minuti. Ma nel frattempo il film ha già perso buona parte della sua forza.

Il trionfo di Tatiana Maslany

Se Keeper non crolla del tutto, il merito è di Tatiana Maslany. La sua interpretazione è intensa, fisica, borderline. Riesce a dare corpo e spessore a un personaggio che la sceneggiatura lascia spesso sospeso nel vuoto.

Maslany regge il film sulle spalle. Senza la sua presenza scenica, probabilmente la sensazione di inconsistenza sarebbe stata ancora più evidente.

Conclusione

In definitiva, Keeper è il film meno riuscito dell’ultimo percorso di Perkins. Se Longlegs e The Monkey avevano un’inquietudine persistente e una tensione capace di restare addosso, qui il regista sembra perdersi nei suoi stessi omaggi stilistici.

Di vera paura, purtroppo, ce n’è poca.

E di arrosto, ancora meno.

RASSEGNA PANORAMICA
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Roberto Sapienza
Non chiedete ad un nevrotico egocentrico  di scrivere la proprio bio. Sono Roberto Sapienza, sono un diversamente  ignorante. Leggetemi e forse capiremo chi sono
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