Titolo: Il racconto dell’ancella – Autrice: Margaret Atwood – Casa editrice: Ponte alle Grazie – Data di pubblicazione: 17 Aprile 1985 – Pagine: 400 pagine – Prezzo: 20€
Trama:
Ambientato nella Repubblica di Gilead, un regime dispotico che si è sostituito agli Stati Uniti, in cui la società è divisa in caste rigide e le donne sono private di diritti e asservite. Diffred è un’ancella, una donna fertile assegnata a forza a un “Comandante”, uno degli esponenti principali del regime, per sostituirsi alla moglie sterile. La narrazione incomincia quando lei è alla sua terza assegnazione ad un comandante. Lentamente Diffred scopre sempre di più sulla sua società, ricorda il suo passato e cerca di sapere le condizioni della famiglia a cui è stata strappata.

Recensione
Dopo averne sentito parlare a lungo, ho messo da parte i miei pregiudizi e il timore di trovarmi di fronte ad un’opera didascalica di letteratura femminista. Così ho finalmente letto Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. Il risultato è stato sorprendente. Il romanzo è estremamente scorrevole e prende alla gola il lettore, rendendo difficile staccarsene. Lo stile frammentato ed emotivo della narrazione è uno dei suoi punti di forza: amplifica l’impatto del racconto e impedisce qualsiasi distacco dalla materia terribile che mette in scena.

Durante la lettura diventa evidente come la finzione distopica sia, come accade in tutti i grandi classici del genere – e questo romanzo può essere annoverato senza dubbi tra questi – poco più di una leggera esasperazione di problemi reali e riconoscibilissimi. L’opera, pur avendo quasi quarant’anni, è di un’attualità sconcertante, forse persino maggiore oggi rispetto al momento della sua uscita, soprattutto alla luce delle recenti regressioni nei diritti delle donne.
La critica feroce agli eccessi dello zelo religioso e al puritanesimo è sempre lucida e mai davvero didascalica, riuscendo a non appesantire il racconto. Solo in alcuni passaggi – in particolare quando si accenna alla sorte di ebrei e persone di altre religioni all’interno di Gilead – la narrazione sembra leggermente più debole, ma resta comunque funzionale alla costruzione del regime e del suo orrore sistemico.
Il romanzo risulta, nel complesso, superiore anche alla celebre serie TV: pur interessante, la trasposizione televisiva soffre di una certa mancanza di asciuttezza, mentre il libro colpisce con una precisione chirurgica, senza dispersioni. Esiste anche un seguito, I Testamenti, che spero di leggere e recensire presto.
Conclusione
Il racconto dell’ancella è un’opera potentissima, che non è invecchiata neppure di un giorno. Una lettura necessaria anche – e forse soprattutto – oggi, nell’era successiva all’abolizione della Roe v. Wade. Anche chi non ama la distopia o la letteratura femminista potrebbe trovarla sorprendentemente coinvolgente.
Ipnotico, inquietante, profondo.
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