Titolo : I Convitati di Pietra – Autore : Michele Mari – Editore : Einaudi – Data di Pubblicazione : 18 Novembre 2025 – pagine : 159 – prezzo :17, 50
Libri🥸: Interessante (vuoi sapere di più sul funzionamento? leggi la legenda)
Trama
22 luglio 1975: la data fatidica in cui una classe del liceo, festeggiando con una cena il primo anniversario dell’esame di maturità, decide di stipulare un accordo di sangue e denaro. Ognuno dei trenta ex alunni verserà tutti gli anni una cifra, e il capitale sarà investito in modo da generare – col trascorrere dei decenni – un’autentica fortuna.
Il meccanismo è semplice: la riffa terminerà quando saranno rimasti in vita soltanto tre compagni di classe, e a quel punto i superstiti potranno godere del montepremi… Ma i rancori sopiti, gli amori taciuti, le promesse e le invidie nate sui banchi di scuola s’infiammano un anno dopo l’altro. E quando ogni 22 luglio si rivedranno a cena, si informeranno dei malanni altrui per prevedere il prossimo di loro che passerà a miglior vita. Fino a trasformare i protagonisti di questa storia in giocatori seduti al tavolo di un’immaginaria roulette.
E si sa che ogni gioco ha le sue regole e i modi per aggirarle: scommesse clandestine, tresche, sospetti, tentativi di omicidio, improbabili macumbe e soprattutto il Caso, che agisce scompigliando anche il piano meglio architettato. Michele Mari, mai cosí divertito e divertente, segue i suoi personaggi fino al 2050 e oltre, grazie a un ingranaggio affabulatorio che inchioda il lettore alla pagina.

Recensione
Una volta presa l’agognata maturità classica, mi sono ben guardato dal partecipare a cene di classe e riunioni con ex compagni. Ho un bel rapporto, solido e amicale, con alcuni compagni delle medie e del liceo. Ma l’idea di rivedersi tutti insieme mi ha sempre trasmesso i brividi.
Tutti, almeno una volta, abbiamo vissuto l’esperienza — il sentimento di vivere un momento, una situazione, sapendo che ci fosse un convitato di pietra, un assente illustre.
Prima dell’esplosione della querelle letteraria tra Mari e Teresa Ciabatti, non sapevo chi fosse il primo. Era un perfetto Carneade per il sottoscritto. La vittoria al Premio Strega 2026 mi ha inevitabilmente spinto alla lettura del romanzo: I Convitati di Pietra.
La lettura di Michele Mari si è rivelata inaspettatamente interessante, quasi divertente e coraggiosa nel cimentarsi con il genere della commedia nera, sfidando il politicamente corretto e l’ipocrisia della buona creanza. Si può giocare e scherzare con la morte altrui, rischiando di vincere un ricco premio: è quanto immagina Michele Mari, raccontando la decisione collettiva di una classe di liceo di istituire un toto-morte su sè stessi. Una scommessa, un gioco partito come passatempo, ma che diventerà la cartina di tornasole delle vite di questi uomini e donne, che ogni anno si ritrovano allo stesso ristorante (tranne gli ultimi anni) per farsi compagnia, raccontarsi e, con il passare del tempo, iniziare la conta dei morti più o meno naturali.
Mari ci racconta con cinismo e ferocia un panorama tragicomico sulla natura umana, in cui avidità, gelosie e soprattutto solitudini che nemmeno figli, matrimoni e ricchezze riescono a colmare.

I convitati di pietra sono sia i vari compagni di classe caduti, morti uno dopo l’altro, sia — se vogliamo dare una lettura più introspettiva — i sentimenti che mancano: la passione, la voglia di amare e di condividere.
Le uniche passioni che emergono lungo il romanzo sono due: l’omaggio costante all’attore Gene Hackman e, più in generale, al cinema. Gene Hackman, morto solo e malato una settimana dopo la morte della moglie, assume anche un valore simbolico oltre che un monito: il rischio di affrontare la morte soli e malati, se si inseguono ricchezze e conquiste effimere. La ricchezza vera risiede nella compagnia e nell’amicizia sincera.
I convitati di pietra è una storia tragicomica in cui il tempo che scorre non è soltanto l’arbitro ultimo di questa scommessa, ma anche lo strumento con cui ogni compagno di classe si confronterà alla fine del suo personale percorso.
Mi ha divertito l’inizio e fatto sorridere amaro fino a metà, poi l’autore decide di invertire la rotta sui lidi più buonisti e salvifici, perdendo quel tratto originale e feroce del testo. La seconda parte diventa più malinconica, riflessiva, come se, con l’avanzare degli anni e della vecchiaia, i concorrenti rimasti volessero avere un’uscita di scena più nobile, destinando la vincita a più vincitori oppure in beneficenza.
I convitati di pietra è complessivamente una lettura intrigante, caustica, ben scritta, ma appesantita da troppe citazioni e nozioni cinematografiche, su Gene Hackman in particolare. Non so se Michele Mari abbia detto o no quelle frasi su Michela Murgia — il giudizio letterario è altra cosa — ma decisamente mi sarei aspettato una coerenza di cinismo e cattiveria da un Premio Strega: perché fermarsi sul più bello è stato un delitto creativo, almeno per me.
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