Greenland 2 -Migration è un film del 2026 diretto da Ric Roman Waugh – sceneggiatura di Mitchell Lafortune, Chris Sparling – con : Gerard Butler, Morena Baccarin, Roman Griffin Davis, Amber Rose Revah, Sophie Thompson, Tommie Earl Jenkins, Rachael Evelyn, Nathan Wiley, William Abadie, Trond Fausa, Alex Lanipekun, Peter Polycarpou, Sidsel Siem Koch.
Trama
Cinque anni dopo l’impatto della cometa Clarke, la famiglia Garrity è sopravvissuta rifugiandosi in un bunker in Groenlandia. Ma ciò che doveva essere un luogo sicuro si trasforma lentamente in una gabbia: risorse limitate, aria sempre più irrespirabile, un futuro che assomiglia più a una lunga attesa che a una vita possibile.
Quando il bunker smette di essere una soluzione, i Garrity sono costretti a rimettersi in cammino. Attraversano un’Europa congelata e post-apocalittica, alla ricerca di una nuova casa e, forse, di un nuovo inizio, in un mondo svuotato e ostile che sembra aver già presentato il conto all’umanità.

Recensione
Se il primo Greenland funzionava — anche più del previsto — era per una scelta precisa: raccontare la fine del mondo come un fatto privato. Una crisi familiare prima ancora che globale. Uscito nel 2020, in piena era COVID, aveva intercettato paure reali, quotidiane, rendendo l’apocalisse qualcosa di sorprendentemente vicino.
Greenland 2 – Migration riparte da lì, ma cambia direzione senza cambiare davvero passo. Se prima si scappava verso un rifugio, ora si scappa dal rifugio. La Terra è diventata definitivamente inospitale, l’uomo pure, e il bunker — simbolo di salvezza — si rivela una prigione a tempo indeterminato. Il problema non è l’idea, quanto la sensazione costante di già visto.Gerard Butler e Morena Baccarin fanno quello che possono, forti di un’alchimia collaudata, ma sembrano personaggi che hanno già consumato tutto il loro arco emotivo nel capitolo precedente. Non sono sbagliati, sono semplicemente stanchi. E il film lo è con loro.
La vera spinta arriva invece da Roman Griffin Davis, cresciuto e quasi irriconoscibile. Il suo Nathan è il cuore del racconto: rappresenta una generazione che rifiuta la sopravvivenza passiva e sceglie il rischio dell’esterno pur di ricominciare. È l’unico personaggio che sembra davvero guardare avanti, mentre il film spesso si limita a guardarsi intorno.

Ric Roman Waugh mantiene una regia sobria, asciutta, senza eccessi spettacolari. Una scelta coerente, ma che finisce per mettere a nudo tutti i limiti di una sceneggiatura che procede per tappe obbligate, tra stereotipi del genere post-apocalittico e situazioni che non sorprendono mai davvero.
Il tema è chiaro e dichiarato: l’uomo non è fatto per vivere in gabbia. Il viaggio verso la Francia non è una fuga, ma un’affermazione. Un messaggio affidato, non a caso, ai più giovani. Peccato che arrivi in un film che, proprio come il suo mondo, sembra aver già detto tutto quello che aveva da dire.
Conclusione
Greenland 2 – Migration perde la forza intimista dell’originale e si assesta su un road movie post-apocalittico corretto, professionale, ma privo di reale urgenza. Si guarda senza fastidio, si dimentica in fretta. Un sequel che esiste, ma che non lascia il segno.



























