Titolo : Gli Anni in Bianco e  Nero – Autrice : Francesca Giannone – Data di pubblicazione : 26 Maggio 2026 – Editore : Nord – pagine: 412 – prezzo : 20,00

Libri
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Trama

Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell’ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni ’60, come nel resto d’Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa.

Così, mentre tutt’intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un’impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare.

Francesca Giannone

Recensione

Dopo il bellissimo esordio con La Portalettere e il passo falso (almeno per me) del secondo romanzo Domani, domani, Francesca Giannone riconquista la mia fiducia letteraria con Gli Anni in Bianco e Nero, una storia universale, attuale e piena di umanità.

Giannone ci porta nell‘Italia degli anni Sessanta, raccontando la vita di una famiglia piccolo-borghese di un paesino vicino Lecce: il padre è commesso comunale, la moglie e le figlie gestiscono una sartoria. La famiglia Elia ci appare solida, con rapporti autentici e legami sinceri. Ma questa apparente normalità viene scalfita dal desiderio di libertà ed emancipazione delle quattro figlie: Maria, Giovanna, Ada e Mimì, la più piccola, che è anche la voce narrante della storia.

È lei a raccontare, descrivere e vivere i cambiamenti nei rapporti familiari e la progressiva, drammatica rottura tra il padre e le sorelle maggiori.

Se dovessi darne un’etichetta, direi Maria la tradizionalista, Giovanna la ribelle, Ada l’operaia colta e sensibile, Mimì la sognatrice. Ma sono definizioni di comodo, non gabbie: nel corso del romanzo ciascuna delle quattro affronta il proprio personale percorso di crescita, tra dolori, rifiuti e umiliazioni, trovando però la forza di restare orgogliosamente se stessa — e le sorelle di restare unite fino alla fine.

Maria, la primogenita, è lieta e pronta a sposarsi con il fidanzato storico Michele, conformandosi alla tradizione dell’epoca in cui la donna lasciava la casa paterna per entrare in quella del marito, accettandone l’autorità e aspettando di diventare madre. Sembra felice del suo destino, di lavorare in sartoria con la madre e la sorella Giovanna.

Quest’ultima si rivela invece ribelle e dallo spirito libero: si innamora di Luigi, figlio del falegname, studente universitario e soprattutto impegnato politicamente con i comunisti. Una colpa gravissima agli occhi del padre, convintamente democristiano. Ma Giovanna, pur di seguire cuore e istinto, è disposta a subire la violenta reazione paterna quando la relazione verrà scoperta: scapperà di casa, accettando la condanna del padre che la considera morta per la famiglia.

Ada ama leggere, pur lavorando in una fabbrica di tabacco e sostenendo le cause delle lavoratrici contro i soprusi dei padroni, ma tiene riservata la propria vita sentimentale.

Mimì, infine, di nascosto dalla famiglia si rifugia nella sala di proiezione dell’unico cinema del paese, divorando ogni fotogramma dei film che scorrono sullo schermo: il suo sogno è diventare regista come l’amato Fellini.

Gli Anni in Bianco e Nero è una storia di lotta ed emancipazione dal giogo paterno che, ieri come oggi, può rivelarsi il peggiore nemico di un figlio e, in alcuni casi, causa di violenze fisiche e psicologiche. Quattro sorelle legate dall’affetto e pronte a sostenersi a vicenda dimostrano personalità e coraggio nell’inseguire i propri sogni. Con i loro caratteri, incarnano in modo efficace e credibile quattro diversi punti di vista sulla condizione femminile, condizioni che l’autrice fa evolvere nel corso del romanzo dosando tempi e toni fino a un finale agrodolce e allo stesso tempo di grande valore simbolico.

Giannone innesta i grandi cambiamenti culturali, sociali e storici del prima, durante e dopo il ’68 nelle vite della famiglia Elia, dando vita a un intreccio narrativo intenso, vivido, incisivo, commovente, che restituisce un quadro preciso della società dell’epoca ed evidenzia le disuguaglianze tra uomo e donna.  Quanto gli uomini — tranne rari casi, come Michele, il marito di Maria, e Vincenzo, amico e poi primo amore di Mimì — fossero mossi da egoismo e dalla stolta presunzione di poter vantare diritti sulla donna in quanto tale.

L’unica critica al romanzo è, paradossalmente, il finale: pur con passaggi molto forti e risolutivi, si avverte una certa forzatura dell’autrice in alcuni punti, come il superamento del conflitto tra il padre e le figlie, non del tutto in linea con il resto del testo. Una criticità che però non intacca i meriti e il valore di un testo che trasmette emozioni e riflessioni al lettore moderno.

Giannone costruisce una storia in bianco e nero, ma con personaggi di spessore e sorprendentemente moderni, che anche oggi spiccherebbero sia in positivo che in negativo. In conclusione, la lettura è consigliata per i temi affrontati e per i personaggi, costruiti dentro una società in cui una donna era considerata pazza e bisognosa di elettroshock se colpevole di amarne un’altra.

Ed in cui l’adulterio di una donna sposata era punibile con il carcere. Il mondo oggi si dichiara più moderno e inclusivo, ma siamo davvero usciti dagli anni e dalla mentalità in bianco e nero? Francesca Giannone ci offre il modo di capirlo, con il proprio talento, sensibilità e creatività.

Punteggio complessivo
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Roberto Sapienza
Non chiedete ad un nevrotico egocentrico  di scrivere la proprio bio. Sono Roberto Sapienza, sono un diversamente  ignorante. Leggetemi e forse capiremo chi sono

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