Dal mondo de La rivincita delle bionde – Elle è una serie Prime Video composta da otto episodi, ideata da Laura Kittrell, con: Lexi Minetree (Elle Woods), June Diane Raphael (Eva Woods), Tom Everett Scott (Wyatt Woods), Jacob Moskovitz (Miles), Gabrielle Policano (Liz), Chandler Kinney (Kimberly), Amy Pietz (Donna), Jessica Belkin (Madison), Danielle Chand (Shannon), Matt Oberg (Preside Anderson), James Van Der Beek (Dean Wilson), Zac Looker (Dustin). Elle è disponibile dal 1 luglio su Prime Video.
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Trama
Segue il viaggio di Elle Woods attraverso il liceo, esplorando le esperienze formative che l’hanno trasformata nel personaggio iconico e sicuro di sé che incontriamo nel film Legally Blonde.

Recensione
Gli stereotipi, per quanto dovrebbero essere evitati, e i cliché, per quanto non dovrebbero essere usati nel giudicare una persona, ieri come oggi diventano strumenti di valutazione a livello personale. Ma in tutte le cose, fortunatamente, c’è un prima e un dopo: e nel caso delle bionde considerate belle quanto vuote, alla stregua delle Barbie, nel 2001 Reese Witherspoon sdoganò il cliché impersonando con personalità e bravura Elle Woods, una giovane donna orgogliosa dei suoi vestiti rosa e capace di dare una lezione al suo ex fidanzato e all’universo maschile, dimostrando di possedere intelligenza oltre che bellezza, laureandosi ad Harvard e diventando poi una brillante avvocata.
Due anni dopo, forte del successo di botteghino, arrivò anche il sequel, forse meno riuscito, ma La Rivincita delle Bionde divenne comunque un cult generazionale e il simbolo di quelle donne stanche di essere giudicate solo dall’apparenza fisica.
Come per qualsiasi personaggio iconico, sia esso negativo come Darth Vader o positivo come Elle Woods, era inevitabile che prima o poi si volesse tornare alle origini per riaccendere l’interesse delle vecchie e delle nuove generazioni. Così, dopo 25 anni dal primo film, Prime Video ha offerto ai fan della saga la possibilità di conoscere Elle Woods ai tempi del liceo e le tappe che l’hanno portata a diventare l’eroina cinematografica.
Elle, composta da 8 episodi e disponibile dal 1 luglio su Prime Video, parte dal sole e dai colori di Los Angeles, dove Elle sta festeggiando il suo compleanno con una festa sfarzosa insieme alle amiche, certa che sia solo l’inizio di altrettanti giorni felici nella sua Los Angeles.
Ma sfortunatamente il giorno dopo la festa le riserva la sorpresa più amara: il padre, noto chirurgo plastico, è incappato in un incidente sul lavoro, costringendo tutta la famiglia a trasferirsi a Seattle, perché la sua vita professionale a Los Angeles è finita.
Elle si ritrova sradicata dalla luce di Los Angeles e catapultata nella fredda e piovosa Seattle, iscritta in una scuola dove scoprirà cosa significa essere l’ultima arrivata e giudicata dai compagni in base al suo aspetto fisico e al suo abbigliamento, ritenuto frivolo ed eccessivamente rosa.
L’idea di partenza di Laura Kittrell è sicuramente valida e interessante nel descrivere un trasferimento, un cambio di vita e di scuola per una liceale: un terremoto emotivo che molti hanno vissuto, e quindi facile per lo spettatore immedesimarsi con la malinconia e le difficoltà provate dalla protagonista. Porre l’accento tra Los Angeles e Seattle su un piano quasi antropologico ha una sua efficacia e un senso narrativo, utile a sostenere lo smarrimento di Elle.
Ma se l’idea di base è buona e universale, lo sviluppo narrativo della prima stagione, alla lunga, mi è risultato complessivamente ripetitivo e prevedibile. Le tematiche di inclusività, omosessualità, moda e affini sono raccontate con l’occhio dei millennial, mentre nella mia esperienza di quegli anni erano molto più marginali — Beverly Hills 90210, va detto, fu in questo senso un apripista. È come se gli autori avessero cucito addosso ai personaggi una sensibilità del terzo millennio, ambientandola però negli anni ’90: il risultato è una sceneggiatura meno realistica di quella vista nei ragazzi di Beverly Hills.
L’aspetto amarcord non manca, anzi è un punto di forza della serie: poter rivedere oggetti e location cari alla mia generazione boomer — il telefono di casa, i primi cellulari, le macchine fotografiche targate Kodak, la catena Blockbuster — fa scendere quasi una lacrimuccia.
Lexi Minetree è complessivamente apprezzabile e convincente nell’indossare i difficili panni di una giovane Elle Woods. Reggere il confronto con il peso di un personaggio iconico, trovando al tempo stesso un proprio passo attoriale, era una sfida da far tremare i polsi a molti. Minetree parte inizialmente con il freno tirato, ma episodio dopo episodio l’attrice sembra scrollarsi di dosso paure e ritrosie, trovando un equilibrio recitativo ed evitando, con talento e intelligenza, di imitare la Witherspoon. Offre allo spettatore il ritratto di una ragazza alla ricerca di se stessa, ma determinata a farsi rispettare e accettare in una scuola dove è stata accolta come un’aliena, o peggio, come fosse un’oca giuliva.
Le due linee narrative della serie — l’aspetto familiare, con il rapporto tra madre e figlia e le tensioni che lentamente affiorano tra i coniugi Woods, e quella prevalente, la vita liceale di Elle, scandita dalla faticosa accettazione, dalle prime amicizie, dall’inizio di un flirt non politicamente corretto con Miles, ex fresco dell’unica amica Shannon — hanno uno sviluppo coerente e leggero, nonostante sia già visto.
Più debole, ma comunque parte del racconto, il filone dell’indagine: Elle si convince a scavare nei conti truccati del Preside Anderson dopo aver scoperto che l’assenza di un cartello stop ha contribuito alla morte della madre di Shannon. Un’inchiesta condotta dagli studenti, un po’ naïf nei toni ma alla fine efficace, che si risolve nel penultimo episodio con la scoperta della truffa.
Ad appesantire il percorso di accettazione di Elle è anche la nostalgia per Los Angeles e per la vecchia vita: un possibile stage a Cosmopolitan sembra a un certo punto la via di salvezza, e su suggerimento della vecchia amica losangelina Madison (una discreta Jessica Belkin), Elle decide di candidarsi. Ma pian piano, ambientatasi a Seattle, cambia idea e rinuncia. Sarà la madre, di nascosto, a spedire comunque la richiesta — anche lei, in fondo, nostalgica di L.A.

Il resto del cast funziona e soprattutto mette in luce volti nuovi di cui forse sentiremo parlare. Ne vogliamo citare due che ci hanno colpito maggiormente: Gabrielle Policano nel ruolo di Liz, aspirante musicista, lesbica dichiarata e figlia di Donna — è lei a tendere la mano a Elle nel momento di maggiore scoramento nell’ambientarsi a Seattle. E Chandler Kinney nel ruolo di Kimberly, brava e credibile nel calarsi nei panni dell’antagonista/bulla di Elle. Due attrici, due nomi che danno più forza e credibilità al progetto.
Fa piacere e una certa commozione rivedere, in uno dei ruoli, l’ultimo lavoro del compianto James Van Der Beek.
Elle comprende, alla fine, che casa non è dove ci si sente a proprio agio, ma dove si può crescere ed esprimersi davvero, anche attraverso rifiuti e delusioni. E la piovosa Seattle, in questo senso, è la casa giusta per Elle Woods. Il finale aperto è, con ogni probabilità, solo l’inizio della saga.
In conclusione, Elle è un prodotto dignitoso, divertente in alcuni momenti, nostalgico in altri, ma senza che questa prima stagione faccia strappare le vesti a un teledipendente abituato al genere liceale-coming of age. Per la giovane Elle Woods, il bello e il brutto del liceo e di Seattle devono ancora arrivare.




























