Due spicci è la serie animata scritta, designata e diretta da Zerocalcare , composta da 8 episodi e disponibile dal 27 Maggio su Netflix.
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Trama
Zero e Cinghiale gestiscono insieme un piccolo locale. Tra problemi economici, incomprensioni e vite personali sempre più complicate, la pressione cresce fino a diventare insostenibile. Il ritorno di una figura dal passato e nuove responsabilità inaspettate faranno precipitare una situazione già fragile, costringendo i protagonisti a confrontarsi con scelte difficili e conseguenze inevitabili. L’unico punto fermo, come sempre, è l’Armadillo: grillo parlante cinico, ironico e dissacrante, un personaggio che non può e non deve cambiare mai.

Recensione
Dopo tre anni d’assenza e il grandioso evento di presentazione svoltosi domenica scorsa al Circo Massimo, Zerocalcare torna con quella che lui stesso ha definito la chiusura di una trilogia. Ma attenzione, caro spettatore che vivi sopra la linea gotica: anche questa serie è molto romanocentrica — anzi, centocollecentrica — ma non pensare che non possa e non debba coinvolgerti.
Zerocalcare opta ancora una volta per un approccio narrativo largo nello spiegare temi e significati, aumentando il livello introspettivo e generazionale nel corso degli episodi, anche a sorpresa. Rispetto a Questo mondo non mi renderà cattivo — che a parere di chi scrive segnava un passo indietro narrativo — stavolta l’artista romano recupera e compie un ulteriore salto di qualità.
Due spicci è davvero la chiusura del cerchio per Zen e i suoi amici? Semmai è un arrivederci, perché non può essere altrimenti per chi ha compiuto un tardivo coming of age. I nostri quarantenni di Centocelle sono cresciuti, ma non davvero diventati adulti: né ragazzi né adulti, inchiodati in una via di mezzo che, a guardarci bene, ci riguarda tutti.
Lo si può definire un tardivo coming of age con elementi crime e sentimentali, complessivamente ben armonizzati e alternati all’interno di una cornice ambientale ormai consolidata. Forse otto episodi risultano troppi, considerando alcuni passaggi ripetitivi: tagliarne un paio avrebbe reso la visione ancora più godibile e potente. Zerocalcare dissemina lungo la serie citazioni di cartoni animati anni ’70/’80, serie TV e film, consolidando il suo stile d’autore e il suo preciso background di riferimento.
L’amore è un tema importante, declinato da diverse prospettive: l’amore mai dichiarato, quello tossico, quello violento e quello che ti spinge a mettere su famiglia.
Due spicci ha la capacità di offrirti un campionario di emozioni sincere e di spunti riflessivi, toccando le giuste corde nel cuore, nella testa e nel portafoglio del pubblico. La colonna sonora è un capitolo a parte. Zerocalcare si affida ancora una volta a Giancane, collaboratore storico dell’universo animato di Centocelle, che firma la sigla Non ti riconosco più e una serie di brani strumentali pensati per accompagnare i momenti più intensi e malinconici della narrazione: una presenza sonora familiare, quasi un personaggio aggiuntivo. La novità è Coez, con il brano inedito Ci vuole una laurea: un titolo che è già da solo una dichiarazione di poetica, e che si incastra nella serie con la precisione di chi conosce bene quella generazione di cui Zerocalcare è diventato voce. Due romani, due registri diversi, una colonna sonora che non stona mai.
In definitiva, du spicci è una storia agrodolce di un microcosmo che, seppur romano, ha una valenza universale in cui tutti possono riconoscersi. Zerocalcare tratteggia con efficacia e maestria i malesseri, le contraddizioni e soprattutto i blocchi esistenziali ed emotivi di ognuno di noi.

3 motivi per tornare a Centocelle
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Nuovi personaggi riusciti
L’universo di Zerocalcare si allarga con personaggi nuovi e ben costruiti, ognuno con una propria parabola narrativa. Smeralda, l’amore platonico di Zen, rispunta fuori dopo vent’anni perché in fuga da un fidanzato violento dal nome tutto un programma: Paturnia. È forse il vero cattivo della saga, capace di creare momenti di tensione e minaccia psicofisica per tutti i personaggi coinvolti. I fratelli di Smeralda compaiono negli ultimi episodi, creando i presupposti per un finale tragico quanto salvifico. Ma è il personaggio di Montini a meritare una menzione particolare: inizialmente figura secondaria, il ragazzo mite del quartiere sbertucciato da tutti, episodio dopo episodio diventerà suo malgrado l’endgame della storia.
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Una sceneggiatura più matura
Questa terza serie segna un salto di qualità nella scrittura: maggiore slancio, linee narrative diversificate, approfondimento del disagio di ritorno dei quarantenni.
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Roma, Centocelle, il quartiere
Roma e Centocelle sono parte integrante della serie: Zerocalcare aggiunge elementi, colori e particolari stagione dopo stagione, rendendo quel microcosmo urbano vivissimo. Viene davvero voglia di abitare accanto a Zen e ai suoi amici, anche a chi non ha mai attraversato la linea gotica.




























