DEAD MAN’S WIRE – Il Filo del Ricatto è un film del 2025 diretto da Gus Van Sant, sceneggiatura di Austin Kolodney, con : Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Al Pacino, Cary Elwes, Colman Domingo, Myha’la, John Robinson, Jordan Claire Robbins, Andy S. Allen, Katie Kinman, Don Overstreet, Mark Helms, Vinh Nguyen, Michael Ashcraft.

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Trama :

L’8 febbraio 1977, a Indianapolis, Tony Kiritsis entra negli uffici della Meridian Mortgage Company deciso a ottenere ciò che ritiene gli sia stato sottratto. Non è una rapina e non è un gesto impulsivo: Tony prende in ostaggio Richard Hall, figlio di M.L. Hall, potente presidente dell’istituto di credito.

L’ostaggio è legato a un marchingegno tanto semplice quanto letale: un fucile a canne mozze puntato alla testa, collegato con un sottile filo metallico al collo di Tony. Se qualcuno tenta di intervenire, l’arma esploderà, uccidendo entrambi.

Le richieste di Tony non sono solo economiche — cinque milioni di dollari e l’immunità legale — ma simboliche: pretende delle scuse pubbliche. L’evento si trasforma rapidamente in un assedio mediatico seguito in diretta televisiva, dove il dramma umano diventa spettacolo nazionale.

Ispirato a fatti reali, Dead Man’s Wire racconta un episodio di cronaca che mette a nudo il rapporto malato tra potere finanziario, individuo e narrazione mediatica.

 

Recensione

Gus Van Sant e la cronaca senza redenzione

Con Dead Man’s Wire, Gus Van Sant torna a un cinema asciutto, essenziale, quasi clinico. Niente compiacimenti estetici, niente eroismi posticci. Il regista osserva e registra, lasciando che siano i fatti — e i volti — a parlare.

Il film ricostruisce il caso Kiritsis con rigore quasi documentaristico, ma il suo vero interesse non è la suspense dell’azione: è il cortocircuito morale che si crea quando un cittadino comune tenta di opporsi a un sistema finanziario impermeabile a ogni forma di giustizia.

La banca come entità astratta

Il conflitto centrale non è tra due uomini, ma tra un individuo e un’istituzione. La banca non ha volto, non ha empatia, non ha memoria. È un organismo freddo che parla solo il linguaggio dei contratti e delle clausole.

Tony Kiritsis, interpretato da un Bill Skarsgård disturbante e lucidissimo, non è un folle nel senso cinematografico del termine. È un uomo spinto oltre il limite da un tradimento percepito come definitivo. La sua rabbia non nasce dal denaro, ma dall’umiliazione.

Il circo mediatico

Quando la vicenda esplode, entra in scena il vero antagonista del film: la televisione. Le telecamere trasformano il dramma in intrattenimento, offrendo a Tony l’illusione di avere finalmente una voce. Ma è un’illusione crudele: il sistema che lo ha schiacciato ora lo espone, lo consuma, elimina.

Il filo del titolo non è solo quello che collega il grilletto al collo del protagonista, ma quello invisibile che lega la sofferenza privata alla sua spettacolarizzazione pubblica.

Il potere che non si sporca le mani

Al Pacino appare poco, ma basta. Il suo M.L. Hall incarna un potere distante, educato, impenetrabile. Non urla, non minaccia, non cede. È proprio questa calma a rendere vana ogni richiesta di giustizia: contro un potere così, la rabbia non ha appigli.

Van Sant non prende posizione in modo esplicito. Non assolve Tony, ma non lo condanna. Si limita a mostrare quanto sia fragile il confine tra protesta e autodistruzione quando il dialogo viene meno.

Conclusione

Dead Man’s Wire è un film onesto, scomodo, privo di consolazione. Non offre catarsi né redenzione, ma una cronaca asciutta che lascia addosso un senso di impotenza difficile da scrollarsi di dosso.

È il racconto di una sconfitta annunciata: quella di chi prova a ottenere giustizia in un sistema che non riconosce più l’essere umano, ma solo il valore economico.

Un film necessario, soprattutto oggi, perché ci ricorda quante volte ci siamo sentiti traditi dalle istituzioni — e quanto sia facile trasformare quella rabbia in uno spettacolo da consumare.

RASSEGNA PANORAMICA
complessivo
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Roberto Sapienza
Non chiedete ad un nevrotico egocentrico  di scrivere la proprio bio. Sono Roberto Sapienza, sono un diversamente  ignorante. Leggetemi e forse capiremo chi sono
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