Lee Cronin -La Mummia è un film del 2026 diretto da Lee Cronin, con : Jack Reynor (Charlie Cannon), Laia Costa (Larissa), Natalie Grace (Katie), May Calamawy (Detective Dalia Zaki).
Trama
La Mummia racconta la storia di Charlie e Larissa, due genitori segnati da una tragedia impossibile da superare: la scomparsa della loro figlia Katie, svanita nel deserto senza lasciare traccia.
Passano otto anni. Il dolore resta, sospeso, irrisolto. Poi arriva una telefonata: Katie è stata ritrovata.
Quello che sembra un miracolo si trasforma presto in incubo. La bambina torna a casa, ma non è più la stessa. Il suo corpo è stato rinvenuto dentro un antico sarcofago, avvolto come una mummia. I suoi comportamenti sono inquietanti, i suoi sguardi disturbanti.
Charlie e Larissa si trovano così davanti a una domanda impossibile: quella che è tornata è davvero loro figlia?

Recensione
Un horror ambizioso (forse troppo)
Lee Cronin prova a fare qualcosa di interessante: mescolare più anime dell’horror in un unico film. Da una parte il fascino ancestrale dell’antico Egitto, dall’altra il dramma del rapimento, fino ad arrivare all’esorcismo più classico.
Il problema? La coperta è un po’ corta.
Nel tentativo di tenere insieme tutto, il film finisce per lasciare alcune idee appena abbozzate e accelera troppo proprio quando dovrebbe tirare le somme.
Ritmo altalenante e struttura evidente
La struttura è molto netta:
un prologo forte e suggestivo
una lunga parte centrale più debole
un finale potente ma compresso
La sezione centrale, divisa tra indagini e vita familiare, si dilata troppo. La tensione si abbassa e il passaggio tra dramma e horror diventa meno incisivo di quanto dovrebbe.
L’ombra de L’Esorcista
La parte finale è quella che funziona meglio. Qui Cronin spinge davvero sull’acceleratore e costruisce sequenze visivamente forti.
Ma c’è un limite evidente: il peso delle citazioni a L’esorcista.
Più che omaggi, in alcuni momenti sembrano vere e proprie imitazioni. E questo penalizza l’originalità di un’idea che — un esorcismo in chiave egizia — aveva grande potenziale.

Il cuore del film (ed un personaggio che lascia il segno)
Quello che davvero salva La Mummia è il lato emotivo.
Il film funziona quando si concentra sul dolore della perdita, sul senso di colpa e sul desiderio disperato di riavere indietro chi non c’è più. Il doppio finale è efficace e colpisce nel segno.
In questo equilibrio fragile tra dramma e horror, si inserisce con forza anche il personaggio dell’investigatrice Dalia Zaki, interpretata da May Calamawy. Non è solo una figura funzionale all’indagine: porta dentro il film un punto di vista più concreto e culturale, legato all’Egitto e ai suoi misteri. La sua presenza aggiunge tensione e contribuisce a rendere il finale meno prevedibile, lasciando una zona d’ombra che funziona.
Non è solo un horror: è una storia sul lutto e sul sacrificio.
Il cast regge bene, senza performance memorabili ma con sufficiente intensità da rendere credibile il dramma.
Conclusione
La Mummia di Lee Cronin è un horror imperfetto ma interessante.
Non sempre trova il giusto equilibrio tra i generi, soffre di qualche lungaggine e si appoggia troppo a modelli già visti. Però sa costruire tensione e, soprattutto, ha un cuore emotivo che funziona.
Un film che si lascia vedere e che prova — anche rischiando — a dire qualcosa in più rispetto al solito horror.



























