Sarà nei nostri cinema a partire da oggi e verrà presentato al Lovers Film Festival di Torino il 19 Aprile 2026, A Year in London, il nuovo film di Flaminia Graziadei, prodotto da Emera Film e con protagoniste Melanie Liburd e Nina Pons. 

Olivia (Nina Pons), una giovane e talentuosa stilista del Sud Italia con generazioni di sartoria nel sangue, arriva a Londra per studiare in una delle più prestigiose università di moda al mondo. In difficoltà nel trovare il proprio equilibrio in una città esigente e sconosciuta, trova guida e conforto nella sua mentore, Nina Clark (Melanie Liburd), una designer affermata, nota per il suo impegno nella moda inclusiva e sostenibile. Ciò che nasce come un semplice percorso di mentorship si trasforma in un legame emotivo intenso, alimentato da un trauma condiviso, dalla passione creativa e da un’attrazione inespressa che nessuna delle due riesce a ignorare. Eppure Nina è determinata a proteggere i confini professionali, mentre Olivia lotta con sentimenti che non può più reprimere. Quando le circostanze costringono Olivia a tornare in Italia, la distanza e la paura rischiano di soffocare ciò che conta davvero. Il loro futuro dipende dalla capacità di affrontare le proprie insicurezze e trovare il coraggio di dire la verità su ciò che provano — per se stesse e l’una per l’altra.

Abbiamo incontrato le due attrici e abbiamo chiesto loro come è stato lavorare insieme e come è stato “innamorarsi” sul set del film:

Nina Pons: “È stata davvero una collaborazione. Ognuna di noi ha portato qualcosa di diverso al film. Io avevo una mia idea del personaggio, anche perché ho lavorato a lungo come modella e quindi conoscevo quell’ambiente. Abbiamo lavorato insieme sui personaggi, cercando di renderli il più possibile naturali, costruendo i dialoghi in modo che suonassero veri. È stato un processo molto spontaneo”.
Melania Liburd: “E’ stato bellissimo collaborare e lavorare insieme della nascita di una c coppia. Sì è stata bellissima perché aveva veramente lo stesso modo di lavorare sui personaggi e ci piace entrambe fare tanta ricerca e giocare mentre facciamo ricerche, quindi siamo diventati molto amiche fuori dal set e molto velocemente e questa cosa ci ha permesso di trovare una grandissima intimità tra di noi e un grandissimo confronto e una voglia proprio anche di giocare insieme. Non capita spesso di legare così tanto, quando succede, secondo me arriva si vede l’unione reale”.
Flaminia Graziadei: “Ovviamente è una cosa che per me è stata fondamentale. Il fatto che ci fosse questa alchimia fra loro è una cosa su cui io ho puntato tantissimo nel film anche nel montaggio, che poi il montaggio è una roba molto particolare, dove noi abbiamo girato alla velocità della luce in quattro settimane. Quando poi sono entrata in montaggio ho visto cosa funzionava di più e la cosa funzionava di più era rimanere attaccata a loro. Abbiamo fatto io la montatrice una scelta molto precisa di rimanere attaccata a loro. Perché funzionavano. Quindi è stata una cosa che a me personalmente mi ha aiutato: l’alchimia tra loro. Era una scommessa, perché Nina è arrivata negli ultimi due giorni prima delle prove letteralmente. Quindi loro non si erano erano mai viste, sono stata fortunatissima in questo senso”.

Il film ha al suo interno varie tematiche, è ambientato nel mondo della moda e Nina Clark è una designer che utilizza materiale ecosostenibile….

Flaminia Graziadei: “Ho lavorato nella moda come coreografa e regista, realizzando eventi per AltaRoma durante la settimana della moda a Roma. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere dall’interno quel mondo, capire davvero cosa c’è dietro la costruzione di una sfilata, quanta progettazione, quanta ricerca e quante professionalità siano coinvolte. Ho collaborato, tra gli altri, a un evento di Romeo Gigli e ho lavorato accanto a figure importanti del settore. Questo ha contribuito a formare la mia visione e la mia consapevolezza della moda: quello che si vede nel film nasce proprio da un’esperienza diretta, autentica. Per me l’autenticità è fondamentale: non si tratta di raccontare un ambiente da esterna, ma di restituire qualcosa che conosco profondamente. Questo è stato uno degli elementi chiave del film. Un altro aspetto importante era il desiderio di rendere la moda più accessibile. Spesso viene percepita come qualcosa di distante, elitario, ma in realtà è una vera forma d’arte. Dietro c’è un lavoro enorme di creativi, artisti, artigiani. Volevo che questo emergesse chiaramente. Molti dei tessuti utilizzati erano riciclati, ma comunque bellissimi. L’idea era proprio dimostrare che sostenibilità e bellezza possono coesistere”.
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Federica Rizzo
Campana doc, Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione. Mi auguro sempre di fare con passione ciò che amo e di amare follemente ciò che faccio.

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