Alla Festa della Rivoluzione è un film del 2025 diretto Arnaldo Catinari, sceneggiatura di Arnaldo Catinari e Silvio Muccino, con : Valentina Romani, Nicolas Maupas, Maurizio Lombardi, Darko Peric, Riccardo Scamarcio.
Trama
Alla Festa della Rivoluzione racconta l’impresa di Fiume (1919-1920), un evento che fu molto più di un’azione politica o militare: un’esplosione di ideali, provocazioni e sperimentazioni.
Guidata da Gabriele D’Annunzio, Fiume si trasformò in un laboratorio visionario, sospeso tra utopia e caos, dove convivevano futurismo, ribellione, libertà sessuale e tensione anarchica. Una città-palcoscenico in cui la rivoluzione assumeva i toni di una festa continua, mescolando arte e politica.
Su questo sfondo si sviluppa una storia immaginaria ma intrecciata alla realtà storica: Beatrice, spia della Russia rivoluzionaria; Pietro, capo dei servizi segreti italiani; e Giulio, disertore anarchico.
Quando un attentato minaccia la vita del Vate, i tre si ritrovano coinvolti in un intrigo fatto di amore, vendette e alleanze imprevedibili, mentre il destino di Fiume e dell’Italia resta sospeso tra rivoluzione e deriva autoritaria.

Recensione
Presentato alla Festa del Cinema di Roma e in uscita nelle sale dal 16 aprile, Alla Festa della Rivoluzione è un film ambizioso che prova a raccontare l’anima complessa e contraddittoria dell’impresa di Fiume.
Non è solo un racconto storico, ma il tentativo di mettere in scena un’utopia. Un’utopia che ha cercato di riscrivere le regole della società, e che ancora oggi resta legata alla figura ingombrante e affascinante di Gabriele D’Annunzio.
Il film insiste giustamente sulla portata rivoluzionaria della Carta del Carnaro, presentandola come un esperimento visionario: diritti civili avanzati, libertà individuale, centralità dell’arte e della cultura. Fiume diventa così una città sospesa, a metà tra festa e rivoluzione, tra libertà assoluta e provocazione politica.
Il cuore del film sta proprio nel conflitto tra questa utopia e la realtà del potere.
Da una parte il D’Annunzio interpretato da Maurizio Lombardi, carismatico e teatrale; dall’altra la politica concreta, rappresentata dall’Italia di Giovanni Giolitti e dalle tensioni che porteranno all’ascesa di Benito Mussolini. La festa si scontra con la storia, e il prezzo da pagare è altissimo.
Il momento più forte resta quello della Strage di Natale, che segna la fine dell’esperimento fiumano e il ritorno violento alla realtà. È lì che il film trova la sua dimensione più convincente, mettendo in scena la distanza tra immaginazione e ragion di Stato.
Il cast regge bene la complessità del racconto.
Maurizio Lombardi dà corpo a un D’Annunzio magnetico e contraddittorio. Riccardo Scamarcio funziona come figura di potere fredda e rigida, antagonista ideale di quell’utopia. Nicolas Maupas e Valentina Romani portano invece il lato più emotivo: due personaggi che cercano, tra macerie e illusioni, una possibilità di riscatto personale.
Proprio qui emerge però il limite principale del film.

L’ambizione di raccontare tutto — politica, guerra, spionaggio e melodramma — finisce per rendere la narrazione dispersiva. I toni cambiano spesso, passando dal racconto storico al film romantico, senza trovare sempre un equilibrio. Il risultato è un’opera ricca, stratificata, ma non del tutto compatta.
Giudizio
Alla Festa della Rivoluzione è un film importante nelle intenzioni, e in parte anche nei risultati. Ha il merito di riportare al centro un momento storico poco raccontato e di restituirne il fascino, l’energia e le contraddizioni.
Allo stesso tempo, però, paga il peso della propria ambizione: vuole dire molto, forse troppo, e finisce per perdere compattezza.
Resta comunque un film interessante, capace di lasciare un’idea forte: quella di Fiume come sogno collettivo, come tentativo — forse ingenuo, forse necessario — di immaginare un mondo diverso.



























