Benvenuti in campagna è un film del 2026 diretto da Giambattista Avellino, con : Giulia Bevilacqua, Maurizio Lastrico, Andrea Pennacchi, Giorgio Colangeli, Orietta Notari, Orlando Forte, Luca Ravenna.

Biglietto:
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Trama

Benvenuti in campagna racconta la storia della famiglia Fontana, arrivata a un punto di rottura con la vita cittadina.

Gerry è un ricercatore universitario precario, sua moglie Ilaria una vigilessa immersa nel traffico quotidiano, mentre il figlio adolescente Giulio vive una fase di chiusura e isolamento. Stretti in un piccolo bilocale e soffocati da una routine sempre più frustrante, decidono di cambiare tutto: lasciare la città e trasferirsi in campagna.

L’idea è semplice quanto ambiziosa: trasformare una fattoria diroccata in una nuova possibilità di vita, più sana, più autentica, più felice. Ma la realtà è ben diversa. La natura non è affatto accogliente come immaginavano.

Tra vicini ingombranti, raccolti fallimentari, errori e imprevisti, il sogno “green” si trasforma presto in una prova di resistenza che metterà in crisi l’intera famiglia.

Recensione

Dopo anni passati a rincorrere ritmi impossibili, l’idea di mollare tutto e andare a vivere in campagna è diventata quasi un riflesso automatico. Un desiderio collettivo che parte da lontano — lo cantava già Toto Cutugno — e che oggi è diventato anche una piccola industria tra agriturismi e fughe “green”.

Ma cambiare vita è davvero così semplice?

Il cinema ha provato più volte a raccontarlo, da Scappo dalla città – La vita, l’amore e le vacche con Billy Crystal fino a oggi. Con Benvenuti in campagna, Giambattista Avellino torna su questo terreno con una commedia familiare che prova a parlare di crisi, cambiamento e relazioni.

Il problema è che lo fa seguendo un percorso fin troppo prevedibile.

Dopo pochi minuti si ha già chiaro dove il film andrà a parare. E infatti non sbaglia strada: la narrazione procede senza sorprese, appoggiandosi quasi interamente sull’alchimia tra Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua, coppia credibile ma non abbastanza da sostenere da sola il peso del racconto.

La scelta di trasferirsi in campagna, che dovrebbe rappresentare una svolta radicale, si traduce in una serie di situazioni già viste, tra goffi tentativi di adattamento e inevitabili difficoltà. Si sorride a tratti, ma raramente si ride davvero.

Avellino prova anche ad alzare il tiro, inserendo una riflessione più ampia, quasi esistenziale: cambiare luogo può davvero cambiare la vita? L’intenzione c’è, ma resta in superficie, frenata da una sceneggiatura poco incisiva.

Fa eccezione il finale, più centrato e convincente, che ribalta il punto di partenza: non è la campagna a salvarti, né la città a condannarti.

Il punto è un altro.

Tra gli elementi più riusciti spicca Andrea Pennacchi, che nei panni del vicino burbero e autenticamente “campagnolo” riesce a dare al film quei momenti di verità e ironia che altrove mancano.

Per il resto, Benvenuti in campagna resta una visione leggera, ma anche piuttosto anonima. Più da prima serata televisiva che da sala cinematografica.

Conclusione

Benvenuti in campagna è uno di quei film che scorrono senza fastidio, ma anche senza lasciare traccia. Si guarda, si sorride a tratti, e poi si dimentica in fretta.

Eppure, sotto la superficie, un’idea chiara riesce comunque a emergere: non è il posto in cui scegli di vivere a fare la differenza, ma quanto sei disposto a crederci — insieme alla tua famiglia.

Peccato che il film lo dica senza la forza necessaria per restare davvero.

Punteggio complessivo

 

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Roberto Sapienza
Non chiedete ad un nevrotico egocentrico  di scrivere la proprio bio. Sono Roberto Sapienza, sono un diversamente  ignorante. Leggetemi e forse capiremo chi sono

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