Titolo Album: Morendo ad occhi aperti -Artista: Promessa -Data d’uscita: Venerdì 27 Marzo 2026 -Etichetta: Universal Music -Durata: 15 tracce ( 39 min) -Genere musicale: rap/ trap

Recensione

La generazione stanca raccontata dal rap

Venerdì scorso Promessa ha pubblicato un album che è, prima di tutto, una diagnosi.
Morendo ad occhi aperti è infatti un mix riuscito di pezzi più aggressivi e “da party”, come Mezzo Bianco feat. Sayf o Nulla di Bello feat. Flaco G e 22simba, alternati a brani più introspettivi su beat conscious.

Sono proprio questi ultimi il vero punto di forza del disco, grazie all’ottima penna di Promessa, evidente in tracce come Parola Parola o In mezzo alla polvere.

La produzione di Idua segue perfettamente questa doppia anima — banger e introspezione — senza particolari virtuosismi. Una scelta che valorizza i testi, ma che a tratti rischia di rendere l’album leggermente ripetitivo, proprio per la mancanza di picchi emotivi più marcati.

Promessa mantiene la sua narrazione cruda e senza fronzoli già vista nei lavori precedenti, con solo due vere concessioni alle logiche discografiche:
Il brano d’amore 9 Febbraio, che stona leggermente con il resto del progetto, e Ordinaria Follia feat. Franco 126, che — nonostante gli ottimi risultati delle collaborazioni di Franco con altri rapper della nuova scena come Ele A non brilla per originalità.


Il successo come ansia: una lettura generazionale

Il tema degli effetti del successo, pur non nuovo, diventa interessante per la sincerità con cui Promessa lo affronta, portando l’album su un piano quasi psicoanalitico.

Dice che i soldi restano svegli, bro, vai a dormire: questa barra, in Pensando di Fretta, è una delle più significative.
Tra le molte (forse troppe) barre trap, qui emerge un’immagine chiara della sua generazione: disorientata, privata di punti di riferimento come la mobilità sociale, e divisa tra chi si autodistrugge nella corsa al successo e chi rinuncia del tutto.

Promessa appare come uno che ce l’ha fatta, ma che non è riuscito a liberarsi del disagio interiore. Quando dice la morte spaventa, ma non come una vita incerta o sette zeri, mio fratello è fiero, incarna perfettamente l’achievement subject descritto da Byung-Chul Han: un individuo che misura il proprio valore attraverso la performance, incapace di accettare l’incertezza.

Un soggetto senza sonno, intrappolato nel loop del lavoro e della competizione. Per paura di essere lasciato in mezzo alla polvere.


“Non sembriamo felici”: il manifesto

Ancora più rivelatrice è la traccia d’apertura, Non sembriamo felici: un vero manifesto generazionale.

Qui emerge una gioventù disillusa, segnata dalla disintegrazione del modello classico studio/lavoro/pensione. La ricchezza diventa necessaria per il riconoscimento sociale, ma non porta alla felicità:
qua l’incubo peggiore è morire ricchi e tristi.

Secondo Han, la perdita di strutture esterne (anche statali) lascia spazio a una pressione interna costante a “performare” il successo — ed è proprio questa pressione a generare depressione.


Nichilismo, social e vuoto

Quella raccontata da Promessa è una generazione che vive freneticamente: tra la corsa al successo e il loop autodistruttivo delle droghe, incapace perfino di fermarsi a dormire.

Il destino è già scritto, io non leggo: una frase che restituisce tutto il nichilismo tardocapitalista e la sfiducia nel sistema.
La percezione è chiara: bisogna farsi strada da soli, a qualsiasi costo.

Nel frattempo, i social consumano:
social mi consuma l’anima, non fa affatto bene.

La vita diventa una performance di felicità:
mi terrò in galleria le foto di noi che non sembriamo felici.


Trap e (quasi) neorealismo

La trap viene spesso liquidata come un genere commerciale e superficiale.
In Morendo ad occhi aperti, invece, Promessa riesce — senza tradire il proprio linguaggio — a raccontare un fenomeno di cui è parte.

Il suo disagio, e quello dei suoi coetanei, è solo la punta dell’iceberg: giovani sospesi tra la macchina spietata del tardo capitalismo e la perdita di riferimenti fondamentali come religione e cultura.

L’album diventa così un affresco privo di soluzioni: le uniche alternative sembrano essere il successo (che però non basta) o la rinuncia.

E proprio qui sta la sua forza.

La combinazione tra beat conscious, scrittura cruda e racconto personale trasforma i brani in vere e proprie capsule della condizione giovanile italiana, con momenti che sfiorano un sorprendente neorealismo musicale.


Conclusione

Questo non è il solito album di trap introspettiva.
In Morendo ad occhi aperti, Promessa canta l’esaurimento di una generazione sospesa tra frenesia e depressione, costruendo un progetto capace di essere insieme popolare e, a tratti, profondamente lucido.

RASSEGNA PANORAMICA
complessivo
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