La torta del Presidente è un film del 2025 scritto e diretto da Hasan Hadi, con Banin Ahmad Nayef, Sajad Mohamad Qasem, Waheed Thabet Khreibat e Rahim AlHaj. Il film ha vinto la Caméra d’Or al Festival di Cannes, riconoscimento dedicato alla miglior opera prima.

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Trama

La torta del Presidente è ambientato in Iraq negli anni Novanta. Sotto il peso delle sanzioni internazionali e dello sguardo onnipresente del regime di Saddam Hussein, la vita quotidiana scorre tra privazioni, code interminabili, razionamenti e una fragile normalità.

In questo contesto alla piccola Lamia (Banin Ahmad Nayef), una bambina di 9 anni, viene affidato un compito tanto assurdo quanto simbolico: preparare una torta per il compleanno del Presidente, un gesto obbligato e carico di implicazioni politiche.

Insieme all’amico Saeed (Sajad Mohamad Qasem), Lamia attraversa un paese segnato dalla scarsità, dal caldo opprimente e dalla paura, alla ricerca degli ingredienti necessari per portare a termine un impegno che non può essere rifiutato.

Quella che all’inizio sembra solo una commissione scolastica si trasforma presto in qualcosa di più. Obbligo e devozione si confondono con speranza e sogno, mentre i due bambini si muovono in un mondo dove ogni gesto è osservato, ogni parola pesa e ogni errore può avere conseguenze.

Questa piccola odissea infantile diventa così lo specchio di un Paese in ginocchio, dove anche una semplice torta può raccontare il peso dell’oppressione.

Recensione

Se oggi gli occhi del mondo sono puntati sulla tragica evoluzione della terza guerra del Golfo. E’ utile ricordare che già nel 1991 scoppiò il primo grande conflitto nell’area, voluto dall’amministrazione di George H. W. Bush dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq.

Prima ancora della guerra nel deserto, però, gli Stati Uniti e i Paesi alleati colpirono l’Iraq con una serie di pesantissime sanzioni economiche che misero in ginocchio la società civile.

La torta del Presidente, opera prima del regista iracheno Hasan Hadi premiata alla Caméra d’Or a Cannes, ci riporta proprio a quel momento storico attraverso lo sguardo innocente ma lucidissimo di una bambina di nove anni.

Lo spettatore viene catapultato in un Iraq rurale, povero e lontano da Baghdad, dove la crisi economica e la mancanza di cibo e farmaci sono ormai la normalità. Nonostante questo scenario, il regime continua a pretendere una parvenza di ordine e devozione. Tra queste imposizioni c’è anche la tradizione di festeggiare il compleanno di Saddam Hussein.

 

Tutti devono partecipare. Tutti devono rendere omaggio.

Persino i bambini a scuola sono costretti a portare doni e torte che nessuno, in realtà, potrebbe permettersi.

È proprio qui che nasce il viaggio della piccola Lamia, obbligata dal suo maestro – figura cinica e opportunista – a preparare una torta per il Presidente. Il rifiuto non è contemplato: la minaccia è quella di una punizione severa e di una possibile denuncia alla polizia del regime.

Lamia vive con la nonna Bibi, ormai gravemente malata. La donna, consapevole di non avere molto tempo, ha deciso di affidare la nipote a persone fidate. Ma la bambina non accetta questa prospettiva.

Lamia ha un gallo come migliore amico e una testarda voglia di resistere al destino che sembra incombere su di lei.

Quando si trova in città, decide quindi di scappare. Insieme al compagno di classe Saeed — piccolo ladro per volontà paterna — intraprende un viaggio alla ricerca degli ingredienti necessari per realizzare quella famosa torta.

Il film assume così i contorni di un coming of age surreale e grottesco, dove i due bambini incontrano imbroglioni, spioni del regime e figure ambigue lungo il loro percorso.

Hasan Hadi racconta un Iraq poco visto al cinema: cupo, segnato dalla miseria e dalla paura, ma anche attraversato da una vena grottesca che mette a nudo le contraddizioni di una società schiacciata tra le pressioni internazionali e il controllo paranoico di un regime in difficoltà.

La torta del Presidente è una sorta di fiaba neorealista che restituisce allo spettatore un senso di impotenza, malinconia e desolazione.

Lamia diventa il simbolo di una generazione privata del diritto alla spensieratezza, costretta a crescere troppo in fretta in un mondo dove l’infanzia è un lusso che non tutti possono permettersi.

Il film è tenero e poetico, ma anche profondamente struggente. Il finale lascia lo spettatore sospeso tra commozione e amarezza.

Perché Lamia, nel corso della sua piccola avventura, vede scivolare via una parte della propria innocenza. E si ritrova a versare lacrime che una bambina di nove anni non dovrebbe mai conoscere.

Conclusione

La torta del Presidente è un film delicato ma potentissimo, capace di ricordarci chi sono davvero le vittime di una guerra e quali ferite invisibili un conflitto lascia nelle generazioni più giovani.

Una visione consigliata, soprattutto oggi.

RASSEGNA PANORAMICA
complessivo
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Roberto Sapienza
Non chiedete ad un nevrotico egocentrico  di scrivere la proprio bio. Sono Roberto Sapienza, sono un diversamente  ignorante. Leggetemi e forse capiremo chi sono
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