Autore: Stefania Auci –Editore: Casa Editrice Nord -.Data di pubblicazione: maggio 2021 -Pagine: 688 -Prezzo: c€ 20,00 (edizione cartacea)
Trama
I Florio hanno vinto. Dalla piccola putìa di spezie nel centro di Palermo sono arrivati a possedere palazzi, fabbriche, navi e tonnare. Sono ammirati, temuti, rispettati.
Ignazio Florio guida un impero economico che guarda oltre la Sicilia: Roma, l’Europa, il Mediterraneo. Ma dietro la gloria si nasconde un cuore segnato da rinunce e da un amore sacrificato in nome della famiglia.
Sarà però suo figlio, Ignazziddu, a raccogliere l’eredità più pesante. Giovane, insicuro, privo della “fame” che aveva animato i predecessori, si trova a guidare un mondo che cambia troppo in fretta. L’Italia si trasforma, la società evolve, e l’impero dei Florio comincia a incrinarsi.
Accanto a padre e figlio ci sono due donne fondamentali: Giovanna, moglie di Ignazio, e Franca, moglie di Ignazziddu, simbolo di eleganza e modernità. Saranno anche loro protagoniste della parabola gloriosa e tragica della famiglia.

Recensione
Faccio pubblica ammenda: Stefania Auci, con l’Inverno dei Leoni mi ha colpito e affondato.
Dopo la mezza delusione provata con I Leoni di Sicilia, affrontavo questo secondo capitolo con più di un pregiudizio. Temevo un sequel costruito soprattutto per sfruttare il successo del primo romanzo, con il rischio di scivolare in un feuilleton in salsa siciliana.
Mi sbagliavo.
Qui la saga diventa più introspettiva, più dolorosa, più universale. Dietro la grande storia familiare emerge una riflessione sul peso dell’eredità e sull’incapacità di reggere un nome troppo grande.
Il cuore del libro è la lenta e inesorabile caduta dei Florio. Ignazziddu non possiede il talento imprenditoriale né la visione politica del nonno e del padre. È nato nella ricchezza, non conosce la fame che aveva spinto i suoi avi a conquistare Palermo. E questa mancanza si sente.

Il cognome diventa una condanna. Ignazio vuole dimostrare di essere all’altezza, ma allo stesso tempo desidera liberarsi dall’ombra paterna. Oscilla tra ambizione e fragilità, tra orgoglio e insicurezza. È qui che il romanzo trova la sua forza: nella dimensione psicologica.
Mi ha colpito il modo in cui la decadenza della famiglia si intreccia con i cambiamenti sociali, culturali ed economici dell’Italia post-unitaria. La crisi privata diventa il riflesso di una trasformazione collettiva.
E poi c’è l’immagine finale, potente e malinconica: dal fasto dei palazzi palermitani alla solitudine di una stanza a Roma. Dal centro del potere all’anonimato. Dalla gloria all’irrilevanza. È lì che si compie davvero la parabola dei Florio: non solo una caduta economica, ma una perdita di identità.
Questa è una lettura avvincente e malinconica, in cui l’apice del successo coincide con l’inizio della fine. Storia, passione, orgoglio familiare e tradizione siciliana sono mescolati con maggiore maturità rispetto al primo volume.
Se il primo libro mi era sembrato solido ma poco incisivo, questo secondo capitolo possiede una forza emotiva più evidente e una profondità che resta addosso.
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