Cime tempestose torna al cinema come una tempesta che non si è mai davvero placata, affidata allo sguardo di una regista che ha fatto dell’ambiguità morale e dell’intensità emotiva la propria cifra stilistica. Dopo aver esplorato i territori scomodi del desiderio, del potere e dell’ossessione nei suoi lavori precedenti, Emerald Fennell si misura ora con uno dei romanzi più indomabili della letteratura inglese. In questa nuova trasposizione cinematografica, il classico di Emily Brontë torna a vivere mettendo al centro, due anime destinate a riconoscersi e a distruggersi. Heathcliff (Jacob Elordi) e Catherine (Margot Robbie) crescono insieme come parti della stessa tempesta, legati da un sentimento che sfida il tempo, le regole e la ragione.

Trama
In un’Inghilterra segnata dal vento e dalle brughiere, la vita di due anime indomite si intreccia in un legame che sfida ogni convenzione. Heathcliff, trovato da bambino in circostanze misteriose e accolto alla tenuta di Wuthering Heights, cresce con Catherine Earnshaw, una ragazza vivace e inafferrabile. Tra i due nasce un amore feroce e incontrollabile, capace di superare classi sociali, norme e persino la morte. Quando Catherine sceglie di conformarsi alle regole di un mondo che Heathcliff rifiuta, la loro passione si trasforma in desiderio di vendetta, rabbia e distruzione.

Recensione
Emerald Fennell affronta il celebre romanzo di Emily Brontë non con il timore reverenziale di chi vuole “riprodurlo”, ma con la sicurezza di chi vuole risignificarlo attraverso la propria voce cinematografica. “Cime Tempestose” non è un’operazione nostalgica, né un semplice adattamento in costume. È un confronto diretto con un testo che parla di amore assoluto e distruttivo, di appartenenza e rifiuto, di identità negate. La scelta di portare sullo schermo Catherine e Heathcliff oggi significa sottrarli alla patina romantica sedimentata nel tempo e restituirli alla loro natura più aspra, quasi scandalosa.
La regista imprime al racconto un’estetica sensoriale, fatta di silenzi, corpi e paesaggi che diventano prolungamenti emotivi dei personaggi. Le brughiere diventano uno spazio mentale prima ancora che geografico, un luogo dove l’identità si frantuma e i sentimenti non trovano forma civile. Heathcliff è personaggio che vive di rabbia, desiderio e vendetta, non un eroe romantico, ma un uomo ferito che trasforma l’amore in ossessione. Margot Robbie porta in dote una Catherine Earnshaw lontana dall’icona eterea: la sua Catherine è tutta nervi e contraddizioni: luminosa e crudele, libera e prigioniera delle convenzioni sociali.

La narrazione rinuncia alla struttura a cornice del romanzo per privilegiare un punto di vista immersivo, più diretto, che coinvolge lo spettatore nel vortice emotivo senza offrirgli mediazioni. In un’epoca di relazioni raccontate spesso in modo addomesticato, “Cime tempestose” non consola e non assolve, ma torna a ricordarci che l’amore può essere anche scomodo, irrazionale, persino imperdonabile e che alcune ferite continuano a bruciare.


























