Greenland è un film del 2019 diretto da RIC ROMAN WAUGH , scritto da CHRIS SPARLING John Garrity GERARD BUTLER Allison Garrity MORENA BACCARIN Ralph Vento DAVID DENMAN Judy Vento HOPE DAVIS Nathan Garrity ROGER DALE FLOYD Colin ANDREW BRYON BACHELOR Major Breen MERRIN DUNGEY Tom HOLT MCCALLANY Dale SCOTT GLENN.
Trama
Una cometa minaccia di cancellare la vita sulla Terra. Mentre il mondo entra nel panico e le città iniziano a essere colpite dai primi frammenti, John Garrity (Gerard Butler), ingegnere edile in crisi coniugale, tenta disperatamente di salvare la propria famiglia. Insieme all’ex moglie Allison (Morena Baccarin) e al figlio Nathan, intraprende una corsa contro il tempo per raggiungere un possibile rifugio sicuro, selezionato dal governo americano secondo criteri tanto rigidi quanto misteriosi. Quello che segue non è solo un viaggio fisico attraverso un’America in frantumi, ma una discesa nell’istinto di sopravvivenza dell’uomo, quando la fine sembra ormai inevitabile.

Recensione
Fino a poco prima del 2020, il pubblico sembrava nutrire una certa attrazione per i film catastrofici. Un modo, forse, per esorcizzare paure profonde e irrazionali attraverso lo spettacolo. Poi è arrivato il Covid-19 e, all’improvviso, anche i disaster movie sono sembrati poca cosa di fronte a un mondo realmente fermo e impaurito.
Personalmente non credevo che, in tempi così ravvicinati, il cinema avrebbe avuto il coraggio (o l’incoscienza) di tornare a raccontare la fine del mondo. Evidentemente non avevo fatto i conti con Ric Roman Waugh e Gerard Butler, una coppia ormai collaudata, reduce dal successo di Attacco al potere 3 e apparentemente destinata, almeno una volta l’anno, a salvare l’umanità sul grande schermo.
La domanda, entrando in sala per l’anteprima stampa, era inevitabile: perché vedere Greenland?

Cosa può offrire di diverso rispetto alle decine di film apocalittici già visti?
Dopo oltre due ore di visione, la risposta è più articolata di quanto si possa pensare. Greenland è un film complessivamente passabile sul piano narrativo, ben ritmato e dignitoso sul piano attoriale. Chris Sparling sceglie una strada prudente: da un lato resta ancorato alla struttura classica del disaster movie, dall’altro prova ad approfondire l’impatto psicologico ed emotivo della catastrofe.
Ed è qui che il film trova la sua vera identità. Greenland mostra senza filtri come, di fronte al pericolo, l’uomo sappia diventare egoista, meschino e spietato. Il criterio di selezione dei “salvati” introduce una lettura sociale e quasi politica: una lotta di classe mascherata da emergenza umanitaria. Il bunker diventa una versione moderna e laica dell’Arca di Noè, dove non tutti sono invitati a salire.
La crisi familiare di John Garrity — tradimento, separazione, tentativo di ricucire — si sovrappone alla fine del mondo. Nulla di nuovo, certo, ma il film riesce comunque a coinvolgere lo spettatore, grazie a una tensione costante e a un approccio più intimo rispetto alla media del genere.Ric Roman Waugh mette in scena un disaster movie meno roboante del previsto, più attento alla dimensione privata e psicologica, pur senza rinunciare allo spettacolo visivo. Un tentativo lodevole, che però si scontra inevitabilmente con le esigenze commerciali di un prodotto pensato per il grande pubblico.
In un periodo storico segnato da una pandemia reale e imprevedibile, Greenland riesce almeno in un compito: offrire allo spettatore l’illusione, per un paio d’ore, di essere tornato a una “normalità” cinematografica. Anche quando questa normalità racconta, ancora una volta, la fine del mondo.


























