Il 2026 segna per Rai Fiction un punto di equilibrio tra continuità e rilancio. Non è un anno di rottura, ma di consolidamento narrativo: un palinsesto che costruisce un mosaico di storie riconoscibili, popolari e profondamente legate al presente. È questo il senso del “racconto infinito”: non una serialità bulimica, ma una narrazione che accompagna il pubblico stagione dopo stagione.
La fiction Rai nel 2026 parla dell’Italia nelle sue fratture e possibilità, attraversando i generi – dal legal al thriller, dal melodramma civile al racconto storico – ma mantenendo sempre al centro persone, comunità e territori. Accanto ai grandi ritorni, come Don Matteo 15, Cuori 3, Mare Fuori 6 e Imma Tataranni 5, il palinsesto introduce nuove storie che raccontano istituzioni e luoghi della responsabilità: scuole, tribunali, ospedali e forze dell’ordine, non come apparati astratti, ma come spazi umani pieni di conflitti morali e fragilità.

Tra le novità più attese spiccano:
Prima di noi, saga famigliare che attraversa il Novecento; Guerrieri – La regola dell’equilibrio, legal thriller con Alessandro Gassmann; L’invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro, miniserie che affronta gli ultimi mesi di latitanza del boss mafioso; e Le libere donne, che racconta la vita in un manicomio femminile durante la Seconda guerra mondiale. Accanto a queste, titoli più leggeri e contemporanei come Roberta Valente – Notaio in Sorrento e Estranei puntano a intrecciare commedia e thriller con storie di attualità.

Figurano anche La preside, racconto civile ambientato in una scuola di frontiera, e Uno sbirro in Appennino, poliziesco dai toni intimi che sposta l’indagine in un contesto montano e periferico, lontano dalle grandi città. C’è poi Una finestra vista lago, dramedy sentimentale che gioca sul contrasto tra paesaggio idilliaco e conflitti interiori, e Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero, miniserie storica che rilegge uno degli episodi più singolari della Roma occupata durante la Seconda guerra mondiale.
La fiction civile torna ad avere un ruolo centrale, ma con toni più realistici: dirigenti scolastici che combattono l’abbandono, avvocati alle prese con dilemmi etici, investigatori esposti più che infallibili. La memoria diventa strumento per interrogare il presente: biopic come Franco Battiato – Il lungo viaggio o miniserie storiche come Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli collegano passato e contemporaneità, restituendo allo spettatore punti di riferimento culturali ed emotivi.
























