Con una delicatezza da partitura barocca, Primavera si presenta come un’opera cinematografica che fonde storia, musica e introspezione emotiva. Diretto da Damiano Michieletto al suo debutto dietro la cinepresa, e con protagonisti Tecla Insolia e Michele Riondino, il film porta sul grande schermo un dramma che sa essere al tempo stesso raccolto e profondo, evocando con grazia l’atmosfera della Venezia del primo Settecento. Al cinema dal 25 dicembre.

Trama
Cecilia (Tecla Insolia), una giovane violinista cresciuta all’interno dell’Ospedale della Pietà, istituzione che accoglie ragazze orfane e ne coltiva il talento musicale, vive in un ambiente protetto ma limitante, dove l’arte è concessa solo entro confini precisi e invisibili. La sua musica viene ascoltata dal pubblico senza che lei possa essere vista: una presenza nascosta, come la sua voce nel mondo. L’equilibrio di questa realtà cambia con l’arrivo di Antonio Vivaldi (Michele Riondino), incaricato di dirigere e rinnovare l’orchestra dell’istituto. Il rapporto tra il compositore e Cecilia diventa il motore del racconto: non una storia romantica in senso tradizionale, ma un incontro umano e artistico che spinge la giovane a interrogarsi sul proprio talento, sul proprio ruolo e sulla possibilità di scegliere un destino diverso da quello già scritto per lei.

Recensione
Primavera è un film che colpisce per la sua misura. La regia evita ogni eccesso, preferendo un ritmo lento e contemplativo che richiede attenzione e partecipazione emotiva allo spettatore. La musica non accompagna semplicemente le immagini, ma diventa linguaggio interiore dei personaggi, soprattutto di Cecilia, il cui silenzio pesa quanto le note che suona.
Il film riesce a parlare di emancipazione femminile e di libertà artistica senza didascalismi, affidandosi a sguardi, pause e dettagli visivi. Non è un’opera pensata per stupire, ma per lasciare un segno sottile e persistente.
Primavera è quindi un’opera elegante e coerente, un film che preferisce la contemplazione al rischio, e che lascia la sensazione di un potenziale emotivo solo parzialmente sfruttato. Più che scuotere, accompagna lo spettatore con discrezione e che cresce lentamente dentro chi lo guarda, proprio come la stagione che gli dà il nome: senza rumore, ma con la promessa di un cambiamento inevitabile.























