Superclub Tour 2025 – Roma – Fabri Fibra tour 2025
Giovedì 18 dicembre, all’Atlantico di Roma, ho visto Fabri Fibra chiudere il suo Superclub Tour 2025 tra gli applausi di una platea sorprendentemente eterogenea. Un’accoglienza molto positiva, in linea con quanto già accaduto nelle date precedenti e con il buon riscontro dell’album uscito lo scorso 20 giugno, Mentre Los Angeles Brucia.
La domanda, però, resta sospesa nell’aria: il nemico numero uno dell’industria dell’intrattenimento è stato definitivamente integrato nel sistema?
Un ascolto distratto dell’ultimo disco – soprattutto di singoli come Milano Baby con Joan Thiele e “Che gusto c’è” con Tredici Pietro, non a caso i brani più ascoltati su Spotify – potrebbe suggerire un abbandono quasi totale del lato più duro di album come Turbe Giovanili e Mr. Simpatia. I temi critici sembrano attenuati, le basi virano verso il pop e i ritornelli cantati dominano la scena.
Eppure, scavando meglio, l’album conserva ancora tracce della vecchia rabbia e amarezza: Padre” e Tutto andrà bene ne sono la prova.
Il concerto all’Atlantico è costruito attorno a una scenografia semplice ma efficace: una grande cassetta di cartone, con in cima la console di DJ Double S. Un’idea curiosa, non troppo trash, e decisamente più interessante di molte produzioni sovraccariche viste in giro.

Sono arrivato al concerto sperando di rivedere il Fibra degli inizi, ma con il timore di trovarmi davanti a un artista completamente snaturato. Dopo i primi brani ero già abbastanza rassicurato. L’energia del pubblico – trascinato anche dall’instancabile DJ Double S – funzionava su quasi tutto il set.
Nota di merito a Fibra: nei brani con featuring come Stupidi o Sbang, quando necessario, elimina le strofe degli altri artisti lasciando solo il ritornello, evitando l’uso invadente e spesso fastidioso delle voci registrate, ormai onnipresenti nei concerti rap.
C’è poi un passaggio dedicato ai successi più commerciali e, per quanto mi riguarda, più banali, che conosco appena. Nonostante questo, l’energia della folla è tale da risultare comunque contagiosa.
Il momento che molti aspettavano arriva però poco dopo: chiede al pubblico di “fare più casino” per suonare un brano del 2004. Dopo diversi tentativi, Rap in Ven esplode e riceve una risposta enorme. Da lì parte una sequenza di brani da Mr. Simpatia e Turbe Giovanili, che rende impossibile non percepire la differenza di originalità e incisività rispetto a ciò che viene dopo. È, di fatto, il momento nostalgico per cui avevo pagato il biglietto.

Il concerto diventa però davvero memorabile quando sul palco salgono due uomini incappucciati, volto coperto e bomboletta in mano. Da quel momento smettiamo di ascoltare e iniziamo a guardare. Sulla cassetta compare la scritta ZTK, che manda in visibilio una parte del pubblico, mentre il resto rimane piuttosto indifferente.
Seguono Rome Zoo e INC, poi le firme: Nico e Gast. Fabri Fibra ci regala così Nico dei TRV e Gast degli ZTK all’opera. Nessuna interazione, nessun saluto al pubblico: finiscono, scendono e se ne vanno, come se avessero appena taggato un muro qualunque della città. A quel punto, il valore del biglietto è già ampiamente ripagato.
Il concerto prosegue. “Stavo pensando a te” scatena l’inevitabile foresta di smartphone che rovina non poco l’atmosfera, ma la presenza scenica di Fibra riesce a compensare. Arriva il bis con “Milano Baby” e “Vivo”, uno dei brani più riusciti dell’ultimo album, insieme alle già citate – e poco adatte a un contesto live – “Padre” e “Tutto andrà bene”.
Dopo lunghi ringraziamenti e applausi, forse eccessivi come parte dello show, la chiusura è affidata a “Luna Piena”, che avrebbe grandi potenzialità ma viene accolta piuttosto freddamente dalla platea.
Uscendo dall’Atlantico, ho la sensazione di aver assistito a una performance complessa e rischiosa. Fabri Fibra è passato da testi acidi e corrosivi a tormentoni come Fenomeno o Stavo pensando a te.
Sia Mentre Los Angeles Brucia sia questo concerto cercano un equilibrio continuo tra queste due anime: mantenere uno stile riconoscibile e, allo stesso tempo, accontentare pubblici molto diversi. La presenza dei writer sul palco sembra confermare una fedeltà alle origini, nonostante il “tradimento” del successo mainstream.
Resta però evidente la forza superiore delle canzoni del primo periodo – veri capolavori del rap italiano – rispetto a tormentoni estivi che, per quanto divertenti dal vivo, risultano privi di profondità. Finché Fibra continuerà a scrivere brani incisivi e a portare sul palco i suoi classici, resterà in equilibrio su quel filo sottile.























