Ercole è il semidio per eccellenza, leggendario per aver superato le sue mitiche dodici fatiche (sette bastano a noi per capire la leggenda).
Tutti vorrebbero essere un po’ Ercole.
Tanti vorrebbero abbandonarsi tra le braccia di Morfeo e sognare tranquilli.
L’inviato festivaliero è l’eccezione.
Solo lui possiede la forza ercolina di resistere al richiamo del sonno, di combattere i crampi della fame e di digerire — o almeno provarci — l’inizio del disgusto da overdose cinematografica. Dopo tre giorni di Festival di Venezia, l’inviato entra in modalità “combattimento”: non sente più niente, parla a monosillabi con la famiglia al telefono e ha perso ogni percezione del tempo.
Sul Lido, intanto, da due giorni cade una quantità di pioggia capace di scoraggiare perfino Noè. Ma l’inviato resta in fila, sfidando la tempesta con un ombrellino di fortuna, infradito, maglietta e pantaloncini corti.
Un giorno, forse, qualcuno canterà anche le sette fatiche dell’inviato festivaliero.
Concorso
À pied d’œuvre di Valérie Donzelli
“Lavora domani?” – “Sì, ma di pomeriggio. La mattina scrivo”.
Basterebbe questa frase a definire l’essenza e l’orgoglio del protagonista. Come non sostenerlo senza esitazione?
Orizzonti – Concorso
Strange River di Jaume Claret Muxart
Il Danubio ha storia, fascino e tradizione. Poteva diventare il cuore simbolico di un grande film. Peccato che qui venga trascinato in un’opera pretenziosa e senza il minimo guizzo.
Fuori Concorso – Fiction
After the Hunt di Luca Guadagnino
Un film cerebrale, colto, progressista e insieme inquisitorio. Ma anche verboso, ridondante e troppo lungo. Guadagnino mette troppa carne al fuoco, rischiando di bruciarla.
Fuori Concorso – Non Fiction
My Father and Qaddafi di Jihan K.
Un atto d’amore filiale, una ricerca di verità e una testimonianza politica che commuove. Jihan K. scuote il Lido con la storia di Mansur Rashid Kikhia, suo padre: un piccolo grande eroe che rimane impresso.